Trama COMMENT J'AI DÉTESTÉ LES MATHS | Sky Cinema
COMMENT J'AI DÉTESTÉ LES MATHS

COMMENT J'AI DÉTESTÉ LES MATHS

103'2013Documentario
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  • Regia: Olivier Peyon
  • Genere: Documentario
  • Paese: Francia
  • Durata: 103'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: COMMENT J'AI DÉTESTÉ LES MATHS

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Comincia con una dichiarazione di odio il bel documentario di Olivier Peyon, che ha interrogato alcuni studenti intorno alla matematica. La materia probabilmente più ostica, sicuramente la più detestata dai ragazzi, che sembrano proprio non venirne a capo. Eppure Cédric Villani, giovane ed eccentrico matematico francese, vincitore della Medaglia Fileds 2010 e direttore dell'Institut Henri-Poincaré, ne decanta la bellezza convertendo in numeri tutto quello che gli passa per la testa. Perché la matematica è una sorta di linguaggio universale, poesia che si rivela nell'estetica di un'equazione sviluppata su una lavagna nera.
Comment j'ai détesté les maths prova allora a colmare lo scarto che separa studenti e matematica, incontrando insegnanti, educatori e psicologi che condividono un medesimo punto di vista: dietro al blocco di molti allievi, dietro alla loro radicata convinzione di 'non essere fatti per la matematica' non ci sono solo i brutti voti ma troppo spesso l'incapacità degli insegnanti di 'sentire' il loro disagio e di concepire una didattica della materia ludica e gioiosa. Dalla Francia all'America, dove si lamenta la carenza di studenti (ben) formati nelle materie scientifiche, il problema viene individuato nel metodo, incapace di recuperare allo studio e alla società gli studenti 'difficili'.
Sensibile come Daniel Pennac verso chi si sente perso "in un mondo in cui gli altri capiscono", Peyon cerca con lo 'sguardo' scuole e metodi alternativi dove a contare non è la rapidità della risposta ma la profondità della riflessione. Ragionare, farsi domande, familiarizzare con la geometria dentro lo spazio, questo il percorso battuto oggi da molte scuole che non abdicano il loro ruolo formativo e credono che i ragazzi, tutti i ragazzi, debbano e possano essere conquistati alla curiosità e al sapere. Tra le voci ascoltate c'è pure quella di Anne Siety, psicologa e psicopedagoga che ha maturato una lunga esperienza accanto agli studenti che 'detestano' la matematica. Tutti siamo capaci, tutti possiamo riuscire, afferma convinta la Siety, che ha dedicato la sua vita a 'sbloccare' scolari traumatizzati, perché niente è mai davvero perduto in matematica. E a crederci fortemente sono naturalmente le eccellenze che Peyon 'raccoglie' a Oberwolfach, nel Bade-Wurtemberg, dove si trova il celebre Istituto di Ricerca della Matematica e dove i virtuosi della materia si riuniscono e discutono, offrendo allo spettatore un'immagine della matematica meno rigorosa, perdendosi 'scientemente' nei boschi, svolgendo il 'dilemma' della salvietta ai tavoli della colazione, mostrando il lato lirico della scienza.
E a loro si deve anche la riuscita di Comment j'ai détesté les maths, alla loro capacità di trasmettere l'euforia creativa di chi non smette di farsi domande e di cercare risposte. Se il film di Peyon si lascia apprezzare per la qualità della riflessione e amare per il pregio (e il senso dell'umorismo) dei 'relatori', a mancare è forse una struttura e un punto di vista, che lo centri e concentri sulla materia trattata: l'insegnamento della matematica e il suo utilizzo massivo nelle società tecnologiche.
Le analisi dentro Princeton, Berkeley, Stanford o l'Institut des Hautes Études Scientifiques, luoghi 'sacri' in cui si infila la camera di Peyon, sbilanciano e trascinano improvvisamente il film verso un finale amaro che ci racconta il lato oscuro della matematica, 'responsabile', quando mal applicata, di crisi profonde come quella che nel 2007 si è abbattuta sull'economia mondiale.
Incontrando (o evocando) i traders che hanno fatto la loro fortuna manipolando le Borse a colpi di sofisticati modelli matematici, Peyon dimostra che se ci ostiniamo a non apprendere la matematica e a occuparci della matematica, sarà quest'ultima a 'occuparsi' di noi. Perché la guerra, la finanza, la tecnologia, le comunicazioni, tutto oggi funziona con la matematica. E in un mondo che puoi 'governare' con la matematica, la sua incoscien

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