Trama LIFE ITSELF | Sky Cinema
LIFE ITSELF

LIFE ITSELF

115'2014Documentario
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  • Regia: Steve James
  • Genere: Documentario
  • Paese: USA
  • Durata: 115'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: LIFE ITSELF

Cast:

Martin Scorsese, Werner Herzog, Roger Ebert, Stephen Stanton

Trama:

Gli ultimi mesi di malattia e, a ritroso, vita e carriera di Roger Ebert (1942-2013), il giornalista e critico cinematografico più popolare e mediaticamente attivo degli Stati Uniti. A causa di un tumore, già dal 2006 era stato costretto a interventi a seguito dei quali aveva perso prima la voce (ricreata attraverso un software che rielaborava quella originale dalle registrazioni in video), poi la capacità di mangiare e bere, fino all'asportazione della mandibola. Tutto ciò senza che gli venissero precluse l'attività critica e la capacità di esprimersi, dal 2008, attraverso il suo blog, anzi: con l'effetto di una scrittura sempre più precisa.
Nel 2012 il regista Steve James inizia a girare un film dalla sua autobiografia omonima (uscita negli Usa nel 2011), ma improvvisamente le condizioni di salute di Ebert si aggravano e il film si trasforma in qualcosa di imprevisto e possibile solo grazie alla disponibilità di Ebert nel farsi riprendere in ospedale e in riabilitazione, sempre a fianco dell'adorata moglie Chaz. Ebert era molto noto al pubblico statunitense per la serie dei suoi duetti/duelli televisivi col collega Gene Siskel del concorrente "Chicago Tribune": Sneak Previews (1975-1982, con Siskel dal '78), poi diventato At the Movies (1982-1986) e ancora Ebert & Siskel at the Movies (1987-1999, proseguito da Ebert con Richard Roeper, dopo la morte di Siskel nel 1999, fino al 2006). Era un cronista locale che fu promosso a più giovane critico cinematografico del Paese nel '67, vinse il premio Pulitzer nel '75 per la sua attività critica dell'anno precedente al "Chicago Sun-Times", il quotidiano cui rimarrà legato ininterrottamente per 46 anni di carriera. Un professionista coerente anche nel rapporto amichevole ma non cortigiano con le star: Martin Scorsese, coproduttore esecutivo di Life Itself, in uno dei suoi interventi ricorda come Ebert esaltò Toro scatenato e flagellò equamente Il colore dei soldi. Per i non statunitensi e per l'ambiente della cinefilia Ebert (a cui nel 2007 Werner Herzog dedicò il suo Encounters at the End of the World) è stato un eccezionale divulgatore (Scorsese usa le parole migliori: «ha fatto in modo che un pubblico più ampio apprezzasse il cinema per quello che è, come forma d'arte popolare»), un esempio di scrittura nitida, schietta e anti-intellettualistica. Se il primo dato emerge dai tanti estratti televisivi con Siskel e dalle reazioni di altri critici, alcuni dei quali contestarono il suo "populismo" di pollici su e stellette, il secondo è molto più difficile da spiegare per chi non l'abbia mai letto; James risolve la questione nel modo più semplice ed efficace, ossia sovrascrivendo le sue parole all'immagine. Ma come mostra senza nessuna melensaggine Life Itself, Ebert è stato anche una persona di straordinaria qualità umana, sensibilità e attaccamento alla vita stessa, appunto. Fino a lasciarsi filmare anche nelle condizioni fisiche più dure, perché anche la consunzione e la malattia ne fanno parte. Una tenacia basata sull'eccitazione del lavoro, l'attesa di vedere nuovi film, che nelle sue parole sono sempre stati «macchine che generano empatia, identificazione con gli altri» (come dimostra la parentesi su Ramin Bahrani e il regalo passato di mano in mano attraverso la storia del cinema, una vera perla).
In antitesi con lo stereotipo del cinefilo cupo e asociale, la settima arte colmava per Ebert quella sete di conoscenza e socialità che lo contraddistinse fin da giovane, come testimoniano tantissimi amici, conoscenti, colleghi. Opera che apre svariate riflessioni sul ruolo della critica e sulle sue potenzialità sociali, Life Itself è un film enorme per come trasmette, al pari del proprio oggetto, una passione incontenibile per il cinema e insieme documenta un'esistenza ammirevole senza rappresentarla con i canoni dell'eroico. Quella di chi è riuscito a rendere un'esperienza emozionante anche il proprio «terzo atto».

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