Trama L'ORIANA | Sky Cinema
L'ORIANA

L'ORIANA

106'2015Drammatico
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  • Regia: Marco Turco
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 106'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: L'ORIANA

Cast:

Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni, Francesca Agostini, Yoon C. Joyce, Christian Mörner, Stéphane Freiss, Benedetta Buccellato, Maurizio Lombardi, Gabriele Marconi, Hamarz Vasfi

Trama:

Firenze, novembre 2000. Oriana Fallaci è ricoverata in ospedale, malata di quel cancro che, sei anni dopo, le costerà la vita. E siccome è "l'Oriana" - polemica, e senza peli sulla lingua - il suo scambio di battute con il medico curante è un battibecco. La voce è quella arrochita dal fumo che ben conosciamo, il viso invece appartiene a Vittoria Puccini, ed è molto più morbido e aggraziato di quello della vera Oriana, che era bellissima, ma di una bellezza spigolosa e scostante.
È forse questo il primo passo falso commesso da Marco Turco nel realizzare L'Oriana, film pensato per la televisione ma proiettato anche al cinema, e non perché Puccini non sia adeguata alla parte (soprattutto nelle scene finali, quelle della vecchiaia della giornalista-scrittrice), quanto perché la narrazione tende ad appiattire le molte contraddizioni che facevano della Fallaci un unicum. In questo senso, raccontarla è un po' come raccontare Federico Fellini: bisogna riprodurre le loro incoerenze, la loro concezione soggettiva della realtà, l'abitudine a romanzare rendendo i propri resoconti più veri del vero.
Invece la sceneggiatura, scritta da Rulli e Petraglia, si concentra su due aspetti, entrambi legati al sesso della protagonista: le storie d'amore (con il francese Francois Pelou, anche lui reporter di guerra, e con Alexandros Panagulis, attivista greco contro il regime dei colonnelli) e il desiderio frustrato di maternità. Nulla di male a parlare di entrambi, ma sarebbe stato altrettanto importante delineare l'importanza giornalistica e politica della Fallaci, la sua capacità di andare controcorrente, il suo rimanere bastian contrario, la sua ostinazione a pensare con la propria testa, rifiutando ogni affiliazione.
Intendiamoci: sia le storie d'amore che il desiderio di maternità avrebbero potuto essere il centro della narrazione. Ma allora il telefilm avrebbe dovuto intitolarsi "Gli amori di Oriana" oppure "Lettera ad una madre mancata", non "L'Oriana" tout court, un titolo che presuppone un sguardo d'insieme su una figura storica e letteraria della nostra contemporaneità. Anche l'ambizione di creare un prodotto esportabile, evidente nell'aver girato in inglese, toglie identità alla storia, che diventa più il resoconto di una peregrinazione da globetrotter che dell'inseguimento di una vocazione.
Nel tentativo di rendersi comprensibili in termini televisivi ad un pubblico straniero (dimenticando che la serialità americana ha allevato una platea internazionale in grado di cogliere ben altre sottigliezze), Rulli e Petraglia diventano didascalici, affidando agli attori dialoghi che sono declamazioni e proclami. Le letture in voce fuori campo, tratte direttamente dai lavori della Fallaci, sono assai più coinvolgenti dei botta e risposta estrapolati da quei best seller (vedi quello fra Alexos e Oriana su ciò che fa di un uomo un uomo).
In positivo c'è soprattutto l'interpretazione di Vinicio Marchioni nei panni di Panagulis, che riesce ad aggiungere autoironia e tenerezza ad un ruolo altrimenti tagliato con l'accetta. Dal canto suo Puccini mette a buon frutto la sua toscanità, fatta di sguardi taglienti ed eloquio diretto, e Paola Comencini ricrea con maestria le ambientazioni anni '70 in Italia e Grecia. Il che però non basta a compensare il vero handicap di questa fiction: non riuscire ad evocare il mondo di Oriana, fatto di coraggio e di impudenza, stakanovismo e ambizione, e di quel modo tutto suo di interpretare la femminilità, con rabbia e orgoglio, più attraverso le proprie scelte professionali e il proprio sguardo anticonformista che attraverso gli innamoramenti e gli istinti materni.

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