Trama LOVE IS ALL | Sky Cinema
LOVE IS ALL

LOVE IS ALL

70'2014Documentario
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  • Regia: Kim Longinotto
  • Genere: Documentario
  • Paese: Gran Bretagna, USA
  • Durata: 70'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: LOVE IS ALL

Cast:

Trama:

Il primo bacio al cinema (1899, Kiss in the tunnel), il primo appuntamento, travolgente come la giostra del luna park in cui avviene. Tradimento e delitto. La guerra. Il dolore di dover nascondere la propria omosessualità. La fabbrica: il fascino illusorio del padrone e quello più concreto del collega operaio. Il matrimonio, nei filmini di famiglia e nei sermoni della televisione nazionale, che diffida dal cedere a facili passioni (Don't be like Brenda). La contestazione. L'immigrazione da India e Pakistan. Le prime nozze gay.
L'immagine dell'amore, ovvero l'amore nelle immagini dell'archivio nazionale del British Film Institute e di altri archivi inglesi, musicate da Richard Hawley (ex frontman dei Pulp) col tono lucidamente malinconico che gli è proprio: è questo il progetto di Love Is All, documentario sull'amore romantico dedicato a Farzana Parveen, la ragazza pakistana lapidata a morte, incinta, da suo padre e dai suoi fratelli, per una ragione di "onore".
C'è il particolare e l'universale, l'Inghilterra e l'ovunque, in questa carrellata cronologica che però racconta qualcosa d'immutabile, perché pronto a (ri)nascere continuamente, a far battere nuovi cuori, appunto. Ci sono tanti treni, metafora dell'incontro e del ricongiungimento tra anime lontane nello spazio, ma anche materiale gloriosamente riconducibile al cinema industriale dei trasporti britannici. E l'architettura industriale, ad un certo punto, fa da sfondo a diversi abbracci, ed è curioso come oggi ci appaia quasi di cattivo gusto farsi immortalare, amoreggianti, sotto una ciminiera fumante, ma all'epoca delle riprese doveva apparire sinonimo di futuro e speranza. C'è il corteggiamento al buio, e c'è la lotta per il diritto all'amore, per poterlo vivere alla luce del sole. C'è la verità (per così dire) del documento e la fantasia del racconto (e colpiscono, sotto quest'ultimo aspetto, la modernità del noir Piccadilly, anno 1929, con l'esotica Anna May Wong, e quella di My beautiful laundrette di Frears, in anni più recenti).
Ci sono, soprattutto, man mano che il tempo scorre e il sentimento amoroso s'impone come soggetto cinematografico naturale e privilegiato, le contraddizioni storiche, più evidenti che mai negli anni in cui la macchina da presa con un occhio guarda al punk e alla nuova consapevolezza femminile e con l'altro (con altri colori, altre colonne sonore e altri "costumi") alle tradizioni che si sentono minacciate e resistono inasprendo i loro connotati estetici e morali.
Kim Longinotto, paladina del cinema di non fiction che dà voce all'oppressione femminile, divide qui il merito e la stessa schermata nei titoli di coda con il montatore Ollie Huddleston, com'è giusto che sia per un film di questo tipo.

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