Trama PROFUMI D'ALGERI | Sky Cinema
PROFUMI D'ALGERI

PROFUMI D'ALGERI

90'2015Drammatico
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  • Regia: Rachid Benhadj
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: PROFUMI D'ALGERI

Cast:

Monica Guerritore

Trama:

Karima è una fotografa algerina affermata, che vive in Francia e ha chiuso ogni contatto da vent'anni con il suo paese d'origine e la sua famiglia. Mentre festeggia l'ultimo successo, una telefonata della madre la richiama urgentemente a fare i conti col passato. Suo fratello Murad, infatti, è in prigione con l'accusa di terrorismo e solo il suo intervento potrà salvarlo dalla condanna a morte. Karima parte dunque per Algeri e per un viaggio doloroso nella realtà di violenza e sottomissione che pensava di essersi lasciata alle spalle.
Il cinema, esattamente come la fotografia, può essere un microfono, un cannocchiale, persino un'arma. Ce lo dicono le immagini dalle zone di guerra, immagini i cui significati mutano profondamente a seconda degli esecutori, dei mandanti, del target. Il cinema, così come la fotografia, possono anche essere, dunque, strumenti di propaganda o di contro-propaganda. Profumi di Algeri non è nessuna di queste cose: è un film che guarda al recente passato della guerra civile algerina per vederci i semi del presente, e che ha il coraggio di chiudere su una nota di fondo amara, per quanto rischiarata dal passaggio all'azione della protagonista, tappa individuale ma imprescindibile anche nell'ottica di un discorso più collettivo.
Rachid Benhadj, algerino a sua volta trasferitosi a Parigi per studiare cinema (e poi a Roma), fa di Monica Guerritore il suo filtro per entrare con occhi di donna dentro una storia di violenza maschile, radicata e reiterata, e il dramma prende allo stomaco, per accumulo e per efferatezza, ma denuncia anche dei limiti evidenti, fin dalle prime sequenze. In quella leggerezza di scrittura per cui Karima festeggia, nel debutto del film, il ricevimento di "un premio" prestigioso ma non meglio specificato, s'insinua, infatti, una tara di superficialità che percorre tutta la durata dell'opera. Il premio serve a raccontarci che è un'artista apprezzata, ma le ragioni di questo apprezzamento, quelle che avrebbero potuto raccontare la singolarità del personaggio, restano nel silenzio. Allo stesso modo, il compagno francese e fedifrago sembra servire a dirci che l'altrove occidentale di Karima non è una terra immune da bugie, tradimenti e sofferenze e che dunque il film non sta mettendo in campo due fazioni opposte.
Ma il punto è che il cinema che racconta l'umanità al meglio non è quello che inscena ciò che serve, ma ciò che esula dal funzionale e va in profondità nel particolare. Così come il lavoro fotografico di Karima viene mostrato sempre da lontano, e s'intuisce appena che, a partire da un risultato elaborato ma poco personale e fuori dal tempo la protagonista arriva infine a parlare di sé e di ciò che letteralmente la circonda, così le tappe del viaggio della donna nella bellezza esteriore e nei problemi interni della sua patria sono spesso affidati a dialoghi troppo universalmente validi, che fungono da microfono per temi di enorme importanza ma aggirano spesso le slabbrature della verità.

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