Trama SCARTI | Sky Cinema
SCARTI

SCARTI

63'2014Documentario
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  • Regia: Alessandra Cataleta
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 63'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: SCARTI

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La filmmaker Alessandra Cataleta riconsidera con occhio obiettivo il girato dei tanti servizi confezionati durante il periodo in cui è stata regista e ricercatrice per "un'importante agenzia giornalistica italiana" (MTV News). Tra i propri "scarti" - il materiale non utilizzato e spesso non andato in onda - trova molti spunti per riconsiderare il proprio lavoro di narratrice e il rispetto che il medium televisivo dovrebbe avere nei confronti dell'oggetto ripreso. È anche l'occasione per chiedere scusa alle persone che ha incontrato, che le hanno dimostrato disponibilità, e che lei eppure talvolta ha tradito, seguendo le logiche del conflitto richieste dalla tv sensazionalistica, ipercinetica, spesso vanamente tautologica di oggi.
Scarti è insieme confessione autobiografica, documentario "meta", dichiarazione d'intenti: Cataleta ripercorre criticamente alcune tra le tante storie registrate e rielaborate nel proprio lavoro. Un gruppo familiare e un sodalizio di pescatori all'Idroscalo di Ostia; l'associazione Juventud sin Futuro di Madrid, durante le proteste degli Indignados nel 2011; una 16enne parte del movimento Occupy Wall Street, che si è lasciata seguire da lei a New York; un'adolescente di Bari vecchia e altri suoi coetanei identificati dalla rete committente come neet (chi non studia né lavora); un nucleo familiare romano caratterizzato dalla passione - vera e presunta - per una squadra di calcio. Appigliandosi in modo trasparente ed esplicito a solidi riferimenti teorici (il Noam Chomsky di "La fabbrica del consenso", Zygmunt Bauman, Adriana Cavarero, Hannah Arendt) Cataleta rivendica la possibilità di rivedere e correggere la narrazione dell'Altro e mette a disposizione il proprio lavoro per emendare la "colpa". Al centro del discorso, oltre la excusatio personale, corre l'urgente istanza non solo di un codice etico, ma anche di un'educazione ai codici del linguaggio audiovisivo, che latitano (o vengono ignorati) non solo negli operatori del settore, ma anche nel pubblico che con la tv trash, del dolore e dell'omologazione è nato e cresciuto.
Si sfiora anche il tema della strutturale natura cannibale di ogni obiettivo, che condiziona e influenza l'oggetto ripreso, e quello della permanenza e perentorietà dell'immagine televisiva (analogo a quello della reputazione e dei dati online) sotto il profilo della ricaduta emotiva che può avere su chi è stato ripreso. Gli scarti (o coperture, immagini di backup che ogni professionista prende per sicurezza) si rivelano quindi più che meritevoli di attenzione, e finiscono per smentire, quando non rovesciare, il senso dei format ad essi collegati, apparentemente più coerenti e autoconclusi.
Proprio come quel cibo intatto, gettato nella spazzatura senza ripensamenti e raccolto per strada da Messiah, studentessa di Occupy. Il messaggio, in entrambi i casi, è chiaro: dietro quello come ogni altro gesto c'è - dev'esserci - un principio morale, non una necessità.

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