Trama CI DEVO PENSARE | Sky Cinema
CI DEVO PENSARE

CI DEVO PENSARE

90'2015Commedia
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  • Regia: Francesco Albanese
  • Genere: Commedia
  • Paese: Italia
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: CI DEVO PENSARE

Cast:

Francesco Albanese, Barbara Tabita, Shalana Santana, Evgeniy Kharlanov, Alessandro Bolide, Ciro Priello, Mariano Bruno, Mimmo Esposito, Francesca Romana Bergamo, Mario Porfito, Antonella Cioli, Stefano Sarcinelli, Barbara Tabita, Francesco Albanese, Shalana Santana, Evgeniy Kharlanov, Alessandro Bolide, Mariano Bruno, Ciro Priello, Mimmo Esposito, Francesca Romana Bergamo, Mario Porfito, Antonella Cioli, Stefano Sarcinelli

Trama:

La vita di Davide si regge sull'equilibrio precario di un lavoro al mobilificio e dell'amore della sua ragazza. Quando questa lo lascia tutto sembra crollare, perde l'amore e un tetto sotto il quale dormire, senza avere le sostanze per trovarne un altro. Disperato comincia a dormire di nascosto nel mobilificio e spronato dagli amici comincia ad uscire per incontrare altre donne. Conosce così una ragazza straniera a cui millanta di essere uno scrittore, una bugia che dovrà sostenere fino alle estreme conseguenze.
C'è l'ombra di Alessandro Siani nell'esordio di Francesco Albanese (regista, attore e sceneggiatore), Ci devo pensare ricalca infatti pedissequamente la struttura, la storia e il tono agrodolce di Ti lascio perchè ti amo troppo, il primo film del comico napoletano che Albanese co-scriveva e interpretava in un ruolo minore. I due hanno iniziato insieme come coppia televisiva, si sono influenzati a vicenda ma ora, nel passaggio al cinema, la formula di successo del primo suona molto rimasticata quando è rimessa in scena dal secondo.
Una storia d'amore appena finita da elaborare, una donna straniera da conquistare con una bugia che poi occorre comicamente sostenere e un contorno di amici poco affidabili. Albanese per il suo debutto sceglie di utilizzare i medesimi elementi che hanno fatto la fortuna dell'ex sodale cambiando leggermente il contorno. Quel che rimane è la vigliaccheria che caratterizza il protagonista, una sorta di costante inadeguatezza alle regole della vita contemporanea che fanno di lui un escluso sempre e comunque, costretto ad espedienti assurdi per stare la passo con gli altri e cercare (disperatamente) la felicità. Si materializza così una malinconia intimista che sbatte contro la sbruffoneria dell'umanità che lo circonda, alla ricerca di un sentimentalismo tenero da perdente.
Questo modello di romantico inadeguato, che oggi si attribuisce soprattutto a Siani, viene ripreso senza troppi cambiamenti da Albanese, replicando anche quella particolare forma di attrazione e repulsione per il proprio contesto d'origine. Nonostante infatti Ci devo pensare sia una commedia che conta di trovare successo innanzitutto nella propria città, rifiuta di appoggiarsi ai tratti più marcatamente rionali che invece in passato hanno fatto la fortuna di talenti napoletani. La città e il suo spirito sono relegati quanto più possibile nello sfondo, confinati solo dentro certi personaggi e certe scenette (principalmente gli amici e i genitori del protagonista). Napoli è sfondo obbligato e location di cui si deve parlare ma controvoglia, come se Ci devo pensare cercasse di partire dal proprio contesto con l'intento di non rimanervi troppo vincolato, senza però riuscirci davvero.
Il problema è che non c'è nulla di altrettanto valido a sostituire quell'universo di riferimento. Albanese, si capisce, vuole giocare nella serie A e non in un campionato regionale, tuttavia i suoi tempi e la sua narrazione non paiono all'altezza. La maniera in cui le diverse gag sono collegate tra loro non ha l'armonia che sarebbe necessaria, il film procede con una certa fatica e lentezza, senza nemmeno potersi giovare di un cast di attori particolarmente in forma. Arrancando di scena in scena Ci devo pensare fatica moltissimo ad arrivare alla conclusione, sfiancando lo spettatore con l'assenza di un umorismo contagioso e quindi di ritmo. A partire da una sceneggiatura non particolarmente brillante per finire ad un cast di interpreti che sembrano non riuscire a fare nulla per soffiargli dentro un po' di vita, quella che dovrebbe essere la forza trainante del film (il contesto, il mondo subito dal protagonista in una lettura lievemente demenziale della realtà) diventa invece una condizione penalizzante.

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