Trama I BAMBINI SANNO | Sky Cinema
I BAMBINI SANNO

I BAMBINI SANNO

113'2015Documentario
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  • Regia: Walter Veltroni
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 113'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: I BAMBINI SANNO

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Trama:

Trentanove bambini, tra gli 8 e i 13 anni, italiani di oggi, rispondono, dalle loro camerette, alle domande di Walter Veltroni su amore, famiglia, Dio, omosessualità, crisi. A mo' di prologo, un montaggio di sequenze di film sull'infanzia: Baarìa, Io non ho paura, Kaos, Gremlins, Stand By Me, e su tutti, I 400 colpi, evocato da una scena in cui un bambino, oggi, esaudisce il sogno di vedere il mare.
La seconda regia di Veltroni parte da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupery: "I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano di spiegargli tutto ogni volta". Dopo il passato (Quando c'era Berlinguer) Veltroni guarda al futuro tramite l'infanzia, alla ricerca dei valori della "sinistra che vorrebbe" (per citare uno dei suoi ultimi libri): pacifismo, uguaglianza, diritti civili. Lo fa opponendo una primigenia, presunta purezza dei bambini al cinismo dell'età adulta/politica. Nella speranza che, facendoli enunciare ai suoi protagonisti (gli adulti di domani) tali valori si imprimano nel Dna del Paese.
Il cuore del film è il casting curatissimo, a dispetto dell'apparente semplicità: i 39 sono stati scelti da una rosa di 350. Volti peculiari, rappresentanti di multiculturalità, diversità sociali e ogni tipo di trauma. Un filippino in ristrettezze economiche, una bambina nigeriana abbandonata dal padre, una giovanissima musulmana che dialoga con le altre religioni, il rom col padre in carcere. Il piccolo circense, il genio matematico, il malato di leucemia allontanato dai compagni, due gemelle di cui una con sindrome di Down, la figlia di una coppia di lesbiche, i figli orfani di un padre ebreo omosessuale e il nipote di vittima del terrorismo. Un progetto lodevole voler cercare di restituire la complessità di oggi e la saggezza innata dell'infanzia, ma in 113 minuti riassumere background, emozioni e idee di 39 bambini suona inevitabilmente come una forzatura. A maggior ragione se si mutuano tempi, invadenza, montaggio e battute ad effetto, proprio da quel tipo di tv per cui la sinistra illuminata si indigna da lustri, alternando confessioni drammatiche a parentesi facilmente comiche, che peraltro mal si integrano con alcune vignette storiche di Altan.
Ma prima di tutto è la struttura a condizionare il film: l'intervista "seduta", innaturale, quasi da confronto politico. Mentre la messa in scena vorrebbe proiettarci in una famiglia allargata e un po' bizzarra, alla Wes Anderson - illuminazione calda, piena, un melting pot di primi piani, vestiti e ambienti dai colori vivaci - i piccoli (non quelli, meno avvezzi all'obiettivo, di I bambini e noi di Comencini, cui il film è dedicato), interpellati su grandi questioni da un interlocutore eccellente, non comunicano immediatezza ma seriosità; si adattano a ciò che gli è chiesto di essere (dei "casi") e rispondono ciò che sanno, vale a dire le ragioni per cui sono stati scelti, con forte effetto tautologico. Non hanno nemmeno profondità, visto che niente sappiamo di loro se non tramite il regista molto presente, una voce off continua, empatica e a tratti sentenziosa. Se Veltroni ha dichiarato di aver scelto le risposte in base alla loro "poeticità", non sembrerebbe altrettanto poetico far seguire alla domanda "ti manca tuo padre?" - rivolta al figlio problematico di un militare in missione all'estero - alla ripresa di quello stesso bambino che piange istericamente quando rivede il genitore tornato a sorpresa a casa.
Il didascalismo continua - mentre la musica gonfia, enfatica di Danilo Rea, a creare un effetto di ridondanza - anche nelle scene in esterni: scorci dell'acciaieria dismessa se interviene il figlio di un operaio che ha perso il lavoro a Piombino; scafi sfasciati, incagliati sulla spiaggia se parlano un bambino di Lampedusa e uno immigrato dalla Libia; il dettaglio di un topo che avvalora il racconto di Marius, il figlio di rom che vive nelle baracche, disturbato nel sonno dai roditori. Nell'aspirazione di essere manifesto

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