Trama LEGEND | Sky Cinema
LEGEND

LEGEND

131'2015Thriller
Guarda il trailer
  • Regia: Brian Helgeland
  • Genere: Thriller
  • Paese: Gran Bretagna
  • Durata: 131'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: LEGEND

Cast:

Tom Hardy, Emily Browning, David Thewlis, Christopher Eccleston, Chazz Palminteri, Tara Fitzgerald, Taron Egerton, Paul Anderson, Colin Morgan, Aneurin Barnard, Tiger Rudge, Daniel Westwood, Lorraine Stanley, Stephen Lord, Millie Brady, Josh Myers, Mel Raido

Trama:

Nell'East End londinese degli anni Sessanta nessun criminale era più temuto e più ammirato dei gemelli Krays. Reginald, detto Reggie, era attraente, elegante, e dotato di un grande senso degli affari. Ronald, detto Ronnie, era "sanguinario e irrazionale", uno psicopatico con tendenze schizofreniche. Il loro rapporto veniva spesso descritto come complementare, ma Legend, scritto e diretto da Brian Helgeland, preferisce esaminarlo attraverso l'ottica dottor Jekyill/Mr. Hyde. Ronnie infatti viene dipinto come la parte animalesca e istintiva che Reggie cerca disperatamente di tenere sotto controllo, senza mai riuscire a liberarsene. Ma nella sua follia Ronnie è più onesto con se stesso e con gli altri - anche nell'affermare apertamente le sue preferenze omosessuali - e più abile nell'afferrare le conseguenze di lungo termine delle azioni e delle scelte del fratello.
La leggenda dei due gangster è già stata raccontata sul grande schermo (in The Krays con Gary e Martin Kemp nel ruolo dei gemelli), ma è la prima volta che un solo attore interpreta Reggie e Ronnie, e quell'attore è nientemeno che Tom Hardy, che finora non ha sbagliato un colpo, da Bronson a Inception, da Warrior a La talpa, da Il cavaliere oscuro a Locke a Mad Max: Fury Road. Purtroppo però questa volta Hardy azzecca solo metà della sua interpretazione, insinuando il sospetto di essere un meraviglioso prim'attore ma di non sapersi adattare al ruolo di caratterista: se nei panni di Reggie infatti Hardy non perde una sfumatura, creando il ritratto complesso e contradditorio di un uomo che nominalmente punta al successo "in chiaro" ma in realtà non sa rinunciare all'adrenalina del crimine, in quelli di Ronnie l'attore sconfina nella caricatura, forzando la voce, l'aspetto fisico, la postura per conferire al suo personaggio una componente camp poco adatta ad una trama con pretese di sottigliezza psicologica e di raffinatezza formale. In un certo senso è come se Hardy venisse messo a confronto con il rischio più grosso per la sua carriera: quello di passare dalla naturalezza di animale da palcoscenico alla Marlon Brando, che Hardy cita esplicitamente nel film con la battuta "avrei potuto essere un pugile", ai vezzi esagerati da Actor's Studio che rendono qualsiasi performance poco credibile e molto narcisistica.
Non aiuta il fatto che Helgeland, che ha firmato due sceneggiature da Oscar (L.A. Confidential e Mystic River), racconti la storia dei Kray a fatica, come se attraversasse una crisi identitaria, un po' come i due gemelli. La voce narrante fuor campo della moglie di Reggie, Frances, non aiuta, perché il punto di vista della donna rimane quello della martire dall'inizio alla fine, e interferisce con l'equidistanza fra lei e Ronnie che è una delle chiavi di lettura più interessanti della vicenda. Ronnie e Frances sarebbero infatti gli speculari talloni d'Achille di Reggie a causa sia della loro fragilità che della loro capacità di leggere accuratamente la realtà, benché attraverso le rispettive insicurezze.
Anche la regia, dietro la facciata formalmente impeccabile, tradisce a poco a poco un'incertezza nei toni, che spaziano dal drammatico al comico, da Guy Ritchie a Martin Scorsese (con scazzottate alla Hill e Spencer), senza trovare una vera coerenza tematica o stilistica. La confezione è seducente, complici scenografie e costumi da servizio di moda, accompagnati da un commento musicale che da solo varrebbe il costo del biglietto, ma tutto questo teatro non riesce a veicolare una trama coerente, o anche solo innovativa rispetto ai mille e mille gangster movie in cui due maschi rappresentano l'uno il tentativo di uscire dal crimine, l'altro la necessità "biologica" di rimanerci impantanato.
I dialoghi risentono della matrice letteraria (Legend è basato sul saggio "The Profession of Violence: The Rise and Fall of the Kray Twins") con il risultato che i gangster e Frances si esprimono come libri stampati, dimostrando non solo una cultura che non pot

Mostra altro