Trama L'INFANZIA DI UN CAPO | Sky Cinema
L'INFANZIA DI UN CAPO

L'INFANZIA DI UN CAPO

113'2015Drammatico
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  • Regia: Brady Corbet
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Francia
  • Durata: 113'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: L'INFANZIA DI UN CAPO

Cast:

Tim Roth, Robert Pattinson, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Liam Cunningham, Sophie Curtis, Rebecca Dayan, Caroline Boulton, Luca Bercovici, Michael Epp, Roderick Hill, Scott Alexander Young, Jeremy Wheeler, Patrick McCullough, Andrew Osterreicher, Tom Sweet, Jacques Boudet

Trama:

Il giovane Prescott, americano, vive un periodo della sua vita in una grande casa fuori Parigi, insieme alla madre, una donna inquieta che sfoga l'insoddisfazione nella devozione religiosa, e alle altre donne che si occupano di mandare avanti la casa. Il padre, invece, consigliere del presidente americano Wilson, va e viene da Parigi, dove sta lavorando al trattato di pace che porrà fine alla Prima Guerra Mondiale. Un bambino dal volto gentilmente perfetto, dolce come quello di una femmina, che recita senza errore la sua parte nella funzione ecclesiastica, salvo poi uscire in preda alla collera e mettersi a scagliare pietre sui fedeli, ancora agghindato con l'abito candido dell'angelo. È in questa condizione ossimorica che facciamo la conoscenza di Prescott, nell'ottimo esordio dietro la macchina da presa (35 mm) dell'attore Brady Corbet. Il film è liberamente tratto dall'omonima novella di Jean-Paul Sartre, cioè "L'infanzia di un capo", contenuta nella raccolta "Il Muro", ma la storia di Lucien Fleurier (questo il nome nella novella) è solo una delle suggestioni dietro L'infanzia di un capo, insieme con ciò che Corbet ha visto e immagazzinato sui set di Von Trier, Araki, Haneke. Non è la politica anzitutto che interessa al regista, non la satira, nemmeno, in fondo, la psicanalisi: a Corbet preme la materia umana, quella scomoda, che assomma nello stesso pensiero, nello stesso quadro, nello stesso corpo, l'infanzia e il male, che dapprima ha i contorni dell'errore e poi vira senza se e senza ma verso quelli dell'orrore.

Materia umana, dunque, fatta di umori (la collera) e contraddizioni, ma anche materia splendidamente cinematografica, perché incentrata sul fenomeno dell'impressione. Prescott, bambino sensibile, diviso tra il mondo rigido delle regole genitoriali e quello materno (ma non veramente tale, anzi precario o tentatore) delle figure femminili che si occupano di lui, rimane impressionato da ciò che vede, in primo luogo dalle debolezze e dalle ipocrisie degli adulti e mette in discussione il concetto di obbedienza che è chiamato a rispettare. Consapevole della forza della propria volontà (esemplare, in questo senso, la sequenza della favola di Esopo) e dell'effetto dirompente che le sue sfide producono, comprandogli per esempio l'ammirazione materna o risolvendosi in conseguenze reali per terze persone (il licenziamento della maestrina di francese), Prescott non solo impressiona a sua volta il suo pubblico ma comprende il potere che gli deriva dall'abuso e il godimento perverso che può portare con sé.
Corbet mette in scena questa escalation senza ricorrere ad episodi eclatanti, mantenendola radicata nel quotidiano di una vita di bambino e affidando alla colonna musicale il commento, fortemente drammatico. Similmente, non accenna all'entrata di Prescott nella Storia ma, al contrario, fa entrare letteralmente la grande Storia in casa sua.

L'eleganza della messa in scena, la bellezza della fotografia e degli interpreti coinvolti completa la riuscita del romanzo di (anti)formazione, tanto più ammirevole in quanto opera prima, tutto improntato sul contrasto, sulla dinamica luce e buio, sulla lotta inquietante tra ciò che è evidente e ciò che è nascosto alla vista.

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