Trama ARCADE FIRE: THE REFLEKTOR TAPES | Sky Cinema
ARCADE FIRE: THE REFLEKTOR TAPES

ARCADE FIRE: THE REFLEKTOR TAPES

75'2015Documentario
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  • Regia: Kahlil Joseph
  • Genere: Documentario
  • Paese: Canada
  • Durata: 75'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: ARCADE FIRE: THE REFLEKTOR TAPES

Cast:

Arcade Fire, Win Butler, Régine Chassagne

Trama:

Il tour di "Reflektor", album del 2013 degli Arcade Fire che ha rappresentato una svolta radicale nel sound del gruppo, raccontato in un'alternanza di pubblico e privato, tra concerti e momenti in cui i fondatori della band, Will Butler e Régine Chassagne, si lasciano andare a riflessioni e rivelazioni sulla propria arte e sul suo significato.
Attendersi dagli Arcade Fire il più classico dei documentari rock sarebbe stato ingenuo oltre che fuori luogo. Rimanendo fedeli a un'estetica, a un atteggiamento e soprattutto a un'evoluzione stilistica e concettuale, Will Butler e soci si affidano per The Reflektor Tapes a un regista di videoclip hip hop con chiare velleità da avanguardista. Per Khalil Joseph l'immagine diventa così una tela su cui gettare schizzi di colore e impressioni senza mai soffermarsi su un particolare, giocando con la tecnica, tra split screen e cambi di formato o bianco e nero e colore. Anche il lavoro sul suono contribuisce all'effetto straniante, con sbalzi improvvisi di volume e brusche interruzioni dei brani. L'effetto complessivo e fortemente voluto di spiazzamento artsy non appagante è raggiunto, incrementando la fastidiosa sensazione che l'assunzione di un atteggiamento, per gli Arcade Fire ritratti da Joseph, prevalga sempre sull'esperienza effettivamente vissuta. Spiegazioni sulle scelte alla base di "Reflektor" - i volti di cartapesta, gli specchi, le percussioni - che si limitano all'ovvio ma prendendosi molto sul serio. All'esatto opposto di quanto la spontaneità delle jam session pseudo-improvvisate o il ritorno alle radici haitiane di Régine vogliano far credere. La sensazione di un gigantesco selfie dalla patina "sperimentale" è difficile da scacciare di fronte ai pretenziosi monologhi di Butler o alle citazioni di Kierkegaard, e i musicisti sembrano sempre più strappati dal loro unico habitat naturale, la dimensione della performance. In questo senso The Reflektor Tapes (si) concede solo alla fine, con l'esecuzione integrale di "Normal Person", dopo aver smembrato consapevolmente in frammenti quasi irriconoscibili le hit del gruppo.
Ma non è la prevedibile operazione di ricercata e voluta non godibilità a essere sbagliata in sé, semmai lo è l'assenza di un'alternativa credibile che allontani l'impressione di un progetto studiatissimo ma rimasto sulla carta. Che ripropone, magnificandoli attraverso la lente del cinema, i dubbi da gigantismo concettuale che minavano alla base lo stesso "Reflektor".

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