Trama STONEWALL | Sky Cinema
STONEWALL

STONEWALL

129'2015Drammatico
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  • Regia: Roland Emmerich
  • Genere: Drammatico
  • Paese: USA
  • Durata: 129'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: STONEWALL

Cast:

Jeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Caleb Landry Jones, Jonathan Rhys Meyers, Ron Perlman, Matt Craven, Atticus Mitchell, David Cubitt, Karl Glusman, Andrea Frankle, Otoja Abit, Mark Camacho

Trama:

1969. Danny Winters è un liceale dell'Indiana, all'ultimo anno. Sogna di andare alla Columbia e coltiva un amore impossibile per il suo amico Joe. Quando la sua omosessualità viene scoperta, il padre lo ripudia e a Danny non resta che partire per New York, per cercare di cavarsela da solo. Troverà una nuova famiglia nelle scare queen del Greenwich Village, ragazzini homeless, travestiti, e in particolare in Ray, che s'innamora di lui, non ricambiato. È una comunità che si dà appuntamento al Stonewall Inn, un gay bar gestito dalla mafia, parzialmente tollerato da un gruppo di poliziotti corrotti, che non si esime però dal menare a sangue durante le retate. La notte della morte di Judy Garland, il clima è emotivamente caldo e i tempi lo sono altrettanto perché gli abitanti di Christopher Street comincino a rivendicare i propri diritti. È l'inizio di una serie di violenti scontri con la polizia e la nascita del moderno movimento di liberazione gay.
Una cosa è certa, Stonewall, a suo modo, stupisce. Non solo perché da Roland Emmerich, sul soggetto della rivolta storica di una comunità di strada contro un potere oppressivo, ci si poteva aspettare un film di azioni e di accumulo, un'escalation magari un po' retorica, e niente di tutto questo si avvera; ma anche perché, cestinata la prima ipotesi, non era comunque semplice immaginare questo film pudico e sentimentale, quasi un musical senza canzoni, che si prende 129 minuti di tempo per condurre il protagonista dal suo primo rifiuto di danzare al momento in cui diverrà prima ballerina.
Emmerich trasforma la Storia in una favola di formazione, in cui il bianco, rassicurante e ben educato Danny, lascia la propria casa e la propria famiglia (solo) perché costretto, e finisce nel magico mondo dei ragazzi che si prostituiscono da quando erano bambini, occupano luride stanze di hotel e piangono la morte di Dorothy Gale come quella di una sorella. In loro, Danny trova degli amici, ma Danny non è come loro, e il regista lo ribadisce in continuazione. È da loro che parte la rivolta, dal loro non aver nulla da perdere, dal loro non credere nella costanza e nella pazienza delle organizzazioni ufficiali per i diritti degli omosessuali, eppure Emmerich sceglie un outsider, ed è chiaro che, se non è un prendere le distanze dal nervo più pulsante e scoperto dell'oggetto del discorso, è certo un andarsi a posizionare in un luogo meno scomodo e più neutrale, dal quale parlare al grande pubblico, bipartisan, ma anche dal quale perpetrare l'esclusione dei personaggi più radicali e più veritieri dal centro dell'inquadratura.
Stonewall cita Milk e certo immaginario fassbinderiano, ma sono riferimenti che si consumano a livello di superficie, di costumi e di trucco, perché non è sul fronte prettamente filmico e nemmeno su quello emotivo che il film di Emmerich si può dire interessante, ma su quello dell'episodio storico, romanzato e colorato dal cinema e dai bei volti degli attori scelti, e importante di per sé.

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