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LA CORRISPONDENZA

LA CORRISPONDENZA

116'2015Drammatico
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  • Regia: Giuseppe Tornatore
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 116'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: LA CORRISPONDENZA

Cast:

Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Shauna Macdonald, Darren Whitfield, Simon Meacock, Jerry Kwarteng, James Bloor, Rod Glenn, Stuart Adams, Anna Savva, Florian Schwienbacher, Colin MacDougall, Patricia Winker, Simon Johns, Jean-Luc Julien, James Warren, Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Simon Anthony Johns, James Warren (II), Shauna Macdonald, Oscar Sanders, Paolo Calabresi

Trama:

Ed Phoerum, professore di astrofisica sessantenne, intrattiene una relazione extraconiugale con una sua ex studentessa fuori corso, Amy Ryan. Li lega una "corrispondenza" amorosa costellata di sms, chat, registrazioni video e chiacchierate via Skype, come si conviene ad un rapporto 2.0. Amy vede proseguire questa corrispondenza virtuale attraverso le tante missive che lui le fa pervenire anche dopo un evento decisivo, con l'aiuto di una serie di "complici" e del piano di consegne scadenzato del servizio postale. Ma questa conversazione mai interrotta sarà per lei un sollievo o una dannazione?
Giuseppe Tornatore si cimenta nell'adattamento cinematografico del suo romanzo "La corrispondenza" come autore del soggetto, sceneggiatore e regista. L'idea non è nuova: nel 2007 Richard LaGravenese dirigeva P.S. I Love You, a sua volta basato sul romanzo omonimo della ventenne Cecelia Ahern, diventato un best seller nel 2004 e ambientato prevalentemente in Irlanda (La corrispondenza è ambientato prevalentemente in Scozia). Ma mentre P.S. I Love You inseriva nella vicenda humour e leggerezza, La corrispondenza è un melodramma tout court, con tanto di implacabile musica straziante di sottofondo (l'autore è Ennio Morricone, e ovviamente le musiche sono sontuose). Il terreno su cui Tornatore si muove sembra appartenere più alle corde del Muccino "americano" che a quelle del regista del rigoroso La migliore offerta, che aveva fatto sperare in un'evoluzione più essenziale del regista premio Oscar per Nuovo Cinema Paradiso.

Invece la cura con cui Tornatore predispone, illumina e allestisce ogni scena, la sua maestria registica, la costruzione a matrioska di ogni inquadratura che vede schermi incastonati l'uno dentro l'altro, come si conviene al cinema 2.0, non bastano a compensare una trama barocca e via via sempre meno probabile. Tornatore si incammina su un terreno davvero pericoloso, quello della cinematografia "amore oltre la morte", costellata di esempi (per lo più anglosassoni, e infatti La corrispondenza è girato in lingua inglese) più o meno riusciti, a seconda della capacità autoriale di mescolare realismo magico e coté romantico, e di ingenerare nel pubblico quella sospensione dell'incredulità che è il fondamento di tutto il cinema, e in modo imprescindibile di quello "ultraterreno". I due protagonisti fanno del loro meglio per dare corpo e credibilità alla storia e meritano l'onore delle armi, ma le contorsioni della trama e alcune allusioni simboliche (la professione di Amy, che alterna gli esami di astrofisica al ruolo di stuntwoman, o la sua disponibilità a posare per un "artista" che imbriglia i modelli in calchi di gesso) trasformano la sintonia fra i due protagonisti in una sincronia sempre più artificiosa, sempre meno convincente. È un peccato perché Tornatore, oltre ad avere un genuino talento per il racconto per immagini, sarebbe il regista ideale per costruire una storia sulle assenze colpevoli e i "tentativi di smaterializzazione mai riusciti" di cui molti, senza nemmeno bisogno di scomparire definitivamente, costellano la propria e altrui esistenza, e sull'elemento sottilmente coercitivo che caratterizza certi amori, soprattutto quelli di chi deve fare i conti con la propria mortalità.

Lo stesso regista ha intuito che La corrispondenza avrebbe dovuto essere un film meno verboso e cervellotico quando, per un attimo, ha sostituito gli archi di Morricone con la voce nuda e delicata che intona "Enjoy the Silence", il cui ritornello ripete "le parole non sono davvero necessarie, possono solo fare danno".

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