Trama VINICIO CAPOSSELA - NEL PAESE DEI COPPOLONI | Sky Cinema
VINICIO CAPOSSELA - NEL PAESE DEI COPPOLONI

VINICIO CAPOSSELA - NEL PAESE DEI COPPOLONI

105'2015Documentario
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  • Regia: Stefano Obino
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 105'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: VINICIO CAPOSSELA - NEL PAESE DEI COPPOLONI

Cast:

Vinicio Capossela

Trama:

Alta Irpinia, oggi. Nato nel '65 in Germania da emigranti della provincia di Avellino, il cantautore Vinicio Capossela, in vesti di viandante contemporaneo, racconta alla macchina da presa il proprio ritorno in quel territorio, alla ricerca appassionata di persone e musica: da catturare, decriptare, rielaborare.
Nell'immaginazione dello sceneggiatore Capossela, i coppoloni sono gli abitanti del paese di Cariano, investiti di un'aura divina perché situati in alto, più vicini al cielo ma anche alle intemperie, e perciò costretti a coprirsi bene la testa. Poi, per traslato, il termine si estende a tutti quelli che hanno dovuto lasciare quella terra per riscattarsi dalla miseria e mettersi a servizio di fabbriche e guerre. Il titolo è quindi solo la scintilla di un'opera originale e seducente, al quale sta stretta ogni classificazione di genere, nonostante l'evidente prossimità al documentario etnografico.
Il film di Stefano Obino segue la traccia del romanzo Il paese dei coppoloni (Feltrinelli, 2015), scritto dallo stesso musicista con una lingua corposa e affilata, antica e terragna: sono racconti di mito ancestrale, storie di emigrazione, riti agresti. Da questo riprende dodici "stazioni": Il viandante, Le mammenonne, Ciccillo, L'aufido Ofato, La ferrovia, Il paese dell'eco, Matalena, Sicuranza, Testa di Uccello, I sentieri della Cupa, La Banda della Posta, Gli sposalizi. Paesaggi e persone inscindibili dalla creazione delle Canzoni della Cùpa (il nuovo disco di Capossela, in uscita a marzo). Non è una sorpresa ritrovare sul grande schermo una tale stratificazione di sensi e spunti: più volte riconosciuta dal Club Tenco, l'opera di Vinicio Capossela, che ha da poco toccato i 25 anni di attività, possiede notoriamente una poetica riconoscibile, una cura particolare per la parola e trova ispirazione nella forza universale della letteratura. Ma è comunque una bella sorpresa, soprattutto in tempi in cui l'uscita di film musicali "evento" in sala è spesso sinonimo di marketing discografico.
Frutto di una meditata lavorazione, Nel paese dei coppoloni infatti ibrida musica e storia, prende come guida e interprete il suo protagonista e lo illumina attraverso il filtro della cultura contadina, di cui egli stesso sente il richiamo potente. Il punto di vista della macchina da presa ha la stessa curiosità attenta di Capossela: scovare l'invisibile dietro il visibile, accendere la visione a partire dalla materia (qui principalmente i canti della tradizione, comuni ad ogni cultura), intercettare le stratificazioni del tempo, il linguaggio della Natura. Ci sono gli elementi naturali - fuoco e acqua, vento e pioggia, luce e buio, terra e cielo, uomo e animale - e ci sono le vite e le facce di tanti "cristiani" umili e mitici al tempo stesso, quelli rimasti dopo il terremoto del 1980. Che oggi vivono, in un contrasto stridente, tra la vecchia, "fondativa", ferrovia e quelle modernissime pale eoliche che spezzano l'orizzonte.
Cairano è paese vicino a Calitri, luogo d'origine del padre di Capossela, nonché quartier generale dello Sponz Fest, manifestazione artistica da lui ideata nel 2013 e alla creatività del quale si deve una delle immagini più potenti del film: la trebbiatrice/nave volante che il cantante e polistrumentista cavalca come un nuovo Don Chisciotte senza lancia.
Di certo Nel paese dei coppoloni, che pure ne distilla i brani tra una scena e l'altra, non è mero veicolo promozionale del disco di inediti in arrivo. Le canzoni anzi sono scheletro e correlativo oggettivo delle immagini. Prova ne è anche l'uso parco di momenti d'impetuoso live, nello stile teatrale e generoso del performer di "Ovunque proteggi", presi dall'ultimo tour. Il film accompagna e contestualizza cioè il nuovo lavoro discografico ma è corpo a sé, sorta di saggio di antropologia che, utilizzando in modo funzionale le immagini d'archivio home made (i matrimoni, la costruzione della ferrovia), si concede la libertà di molteplici re

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