Trama MISTER CHOCOLAT | Sky Cinema
MISTER CHOCOLAT

MISTER CHOCOLAT

110'2015Drammatico
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  • Regia: Roschdy Zem
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Francia
  • Durata: 110'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: MISTER CHOCOLAT

Cast:

Omar Sy, James Thierree, Clotilde Hesme, Olivier Gourmet, Frédéric Pierrot, Noémie Lvovsky, Alice de Lencquesaing, Olivier Rabourdin

Trama:

Francia, 1897. Rafael Padilla, nero di origine cubana, è uno dei freaks di Monsieur Delvaux, direttore artistico di un piccolo circo di provincia. Esibito tra la donna cannone e l'uomo più alto del mondo, Rafael impersona con pelle maculata e osso tra i capelli il mito del selvaggio famelico, terrorizzando sulla pista donne e bambini. Ma George Footit, clow bianco di professione, intravede in lui un potenziale e gli propone di formare un duo comico. Tra ceffoni e pedate, George li assesta e Rafael li incassa, la coppia funziona a meraviglia. Il pubblico ride e accorre copioso ad applaudirli, tra loro Joseph Oller, impresario parigino che li vuole a qualsiasi costo nel suo spettacolo. Lasciata la provincia per la Ville Lumière, George e Rafel incontrano un successo sbalorditivo. Col nome di Chocolat, diventa il primo artista nero della scena francese ma lontano dalle paillettes la vita presenta il conto e la Francia la sua intolleranza. Delazione e arresto innescano un processo di consapevolezza della propria condizione che coinciderà con il fallimento di una carriera.
Sei anni fa Abdellatif Kechiche porta sullo schermo la storia di Saartjie Baartman (Venere nera), donna africana e attrazione privilegiata di un freak show, interrogando lo spettatore sulla complicità che può avere in ogni rappresentazione. Se il film di Kechiche riposa sulla passività della sua protagonista, vittima di una società bianca razzista e sadica, Mister Chocolat mette in scena all'inverso un corpo acrobatico che agisce quasi un secolo più tardi nella Parigi della Belle Époque.
Figlio di schiavi cubani, diventato vedette del circo parigino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, Rafael Padilla, in arte Chocolat, fu la prima celebrità nera dello show-business francese. Figura tragica morta nell'oblio dopo due decenni di celebrità, ignorata per un secolo e riemersa nella coscienza collettiva attraverso il lavoro dello storico Gérard Noiriel ("Chocolat, clown nègre"), Padilla è oggetto scopico inserito nell'ordine della rappresentazione ottocentesca, che fissa lo stereotipo dell'altro attorno a precise coordinate di genere, razza, classe, appartenenza geografica. Come Saartjie Baartman, Rafael Padilla eccedeva la categoria del pensare e sentire europeo del XIX secolo, era corpo diverso e inferiore da osservare ed esporre sotto i tendoni circensi. Se Roschdy Zem richiama alla memoria il razzismo ordinario della Francia repubblicana al debutto del XX secolo, Omar Sy 'illustra' un discorso preciso sul potenziale oppressivo dello sguardo. Prigioniero del modo in cui gli altri lo vedevano (e lo rappresentavano), Chocolat è soccorso da George Footit, clown bianco con cui Chocolat formerà per quindici anni un formidabile duo.
Le virtù pedagogiche di Mister Chocolat, che svolge una relazione umana e professionale, rende noto un destino sconosciuto, riemerge la stagione degli imperi coloniali e delle 'esposizioni' ossessionate dalla spettacolarizzazione del guardato, non sono però sufficienti da sole a risollevare un film che resta costantemente in superficie e a cui manca un punto di vista. Il biopic di Roschdy Zem è un prodotto irrigidito e impacciato, che non ragiona mai in termini di messa in scena, che non ci dice nulla del suo protagonista se non che fu un povero diavolo buono, vittima della sue debolezze (la passione per le donne e il gioco) e di una società esclusivista, che decise un bel giorno di recitare Shakespeare per uscire dalla sua condizione di bestia da circo. Ma la cosa più bizzarra è che Mister Chocolat finisce per riproporre gli stereotipi che vorrebbe denunciare. Sotto i lineamenti di Omar Sy, Chocolat non è che una marionetta priva di profondità psicologica, che porta a coscienza e diventa portavoce dei propri diritti con due bicchieri di assenzio e uno scambio di battute in prigione. Sul tema della spettacolarizzazione dell'orrore coloniale poi, Mister Chocolat non aggiunge molto ed elude la riflessione sul ruolo dello

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