Trama LOVE ISLAND | Sky Cinema
LOVE ISLAND

LOVE ISLAND

86'2014Commedia
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  • Regia: Jasmila Zbanic
  • Genere: Commedia
  • Paese: Croazia, Germania, Svizzera, Bosnia-Herzegovina
  • Durata: 86'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: LOVE ISLAND

Cast:

Franco Nero, Ariane Labed, Judith M. Brown, Ada Condeescu, Leon Lucev, Ermin Bravo

Trama:

Grebo e Liliane sono felicemente sposati, o almeno così sembra. Su un'isola al largo della Croazia, però, incontrano Flora, ex compagna di Liliane, che seduce Grebo per dimostrare a Liliane la fragilità della loro relazione.
Forse la prima a necessitare di una Love Island per staccare da una carriera incentrata su morte e disperazione, Jasmila Zbanic gira un film in cui è difficile scorgere la sua mano. Dopo i drammi postbellici sulla Bosnia (Il segreto di Esma fu Orso d'Oro nel 2006) la regista svolta con un genere agli antipodi: una screwball comedy triviale in cerca dell'effetto immediato, sia esso di stupore o di risata, rigorosamente fragorosa. Emblematica la scelta di "Wind of Change" degli Scorpions - inno ultra-kitsch post-1989 a un cambiamento irreversibile del modus vivendi - come tema ricorrente dell'operazione, dove i muri da abbattere ora sono quelli del pregiudizio sessuale. L'intento è probabilmente quello di scioccare attraverso la storia saffica tra Liliane e Flora e la conclusione che il concetto di famiglia non sia in antitesi con un allargamento della stessa, ma lo svolgimento, estremamente superficiale, predilige il conforto dello stereotipo rispetto alle asperità di immagini o situazioni realmente disturbanti. E se la mascolinità debordante di Grebo è messa molto meno in discussione dal fatto di accettare nel triangolo una "terza in comodo" (da cui peraltro è attratto) rispetto a un altro uomo, così lo sdoganamento della promiscuità sessuale finisce per mescolarsi con la poligamia, confondendo il senso di "liberazione" con i costumi più retrogradi in materia di sesso.
Buona parte della confusione nell'andamento del film e di un livellamento al basso che in certi casi surclassa le peggiori scurrilità dei nostri cinepanettoni, è forse da ascrivere alla peculiarità di una coproduzione che coinvolge diverse nazioni: talora emerge la sensazione di un'operazione costruita a tavolino, che ammicca a diversi target e che si serve della babele linguistica come espediente comico, in assenza di una sceneggiatura che possa far ridere di suo. Persino il casting sembra risentire di questa pianificazione, a parte un inspiegabile (ed esecrabile) cameo di Franco Nero. Impossibile infatti, anche perché esplicitamente citato nella sceneggiatura, non vedere un po' di Zlatan Ibrahimovic in Grebo, mescolato a una fisicità da Sacha Baron Cohen, o qualcosa della Adèle di Kechiche nel personaggio di Flora, demone tentatore dalla fisicità esuberante e voluttuosa. Rimandi extradiegetici che contribuiscono a distrarre l'attenzione dall'opera e a ridimensionarla ulteriormente, sprecando il lavoro di regia di Zbanic che rimane accurato, nonostante tutto. Ma la Zbanic voleva divertirsi e speriamo che (almeno lei) ci sia riuscita.

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