Trama NEW YORK ACADEMY | Sky Cinema
NEW YORK ACADEMY

NEW YORK ACADEMY

97'2016Drammatico
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  • Regia: Michael Damian
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Romania
  • Durata: 97'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: NEW YORK ACADEMY

Cast:

Keenan Kampa, Nicholas Galitzine, Sonoya Mizuno, Jane Seymour, Richard Southgate, Paul Freeman, Marcus Emanuel Mitchell, Anabel Kutay, Jane Seymour, Sonoya Mizuno, Paul Freeman, David Lipper, Maia Morgenstern, Andrew Pleavin, Nigel Barber, Anabel Kutay, Giulia Nahmany, Miranda Wilson, Maia Morgenstern, Ian Eastwood, Comfort Fedoke, Simon A. Mendoza, Miranda Wilson, Dave Scott, Andrew Pleavin

Trama:

Ruby è una ballerina classica, al suo primo giorno nella Grande Mela per frequentare il conservatorio di Manhattan. Johnny è un violinista di strada, che suona nella metropolitana. Uno scontro tra crew di hip hop, nei sotterranei della metro, crea scompiglio e offre ai due la possibilità di incontrarsi ma anche a un paio di ladri quella di sottrarre a Johnny il suo unico tesoro, il violino del nonno. Superando le differenze di carattere e di approccio, Ruby e Johnny partecipano ad un concorso della scuola per ballo e violino, con la speranza di ottenere l'iscrizione al conservatorio anche per il talentuoso ragazzo e il superamento dei suoi poblemi col visto.
Dagli scaldamuscoli di Fame ai copioni dei reality televisivi, il genere "wannabe artist" si mescola efficacemente da tempo con il college movie e risponde perfettamente alla richiesta drammaturgica del cinema classico americano, con i suoi tre atti manualistici e la sua filosofia della seconda chance. New York Academy non racconta nulla di nuovo, collocandosi sostanzialmente sulla scia di Step Up, ma ha il pregio non da poco di riconoscere l'esistenza di quel che è stato prima e di saltare i preamboli inutili e rinunciare ad una serie di ingenuità, legate di norma ai personaggi principali, che spingono nella direzione della fiaba ma non sono più facili da raccontare ad un pubblico minimamente esigente.
Le novità migliori, infatti, sono proprio sul fronte dei protagonisti: Ruby e Johnny non sono Romeo e Giulietta, il loro non è un amore ostacolato dall'esterno, né lei è la prima provinciale di turno, pronta a cadere vittima del fascino del ragazzo più virtuoso nell'arte e arrogante nella vita, o lui è un vero squattrinato, in quanto è chiaro che si tratta di una congiuntura temporanea, per uno che è stato allevato a musica colta e lezioni di (hot) tango. Ruby e Johnny combattono contro problemi reali, come le restrizioni legislative all'immigrazione su terra americana, e contro le sovrastrutture di origine cinematografica secondo cui il personaggio di lui dovrebbe essere restio, per allure, a cogliere l'opportunità istituzionale migliore che gli possa capitare, e quello di lei dovrebbe scoprirsi magicamente abitata da un'anima nera che le fa battere nel sangue e nel bacino il tempo dell'hip hop, mentre il suo corpo non sa fa altro che piroette e pose ultraclassiche. Tutto questo, insieme alla sfida tra i due cavalieri di Ruby alla festa, gestita in punta d'archetto anziché di spada, crea un miscuglio di irrealismo di base e iperrealismo di condimento che, se non altro, è insolito e accattivante. Si aggiunga un cast perfetto nell'intento e un numero finale che non incanta certo con effetti speciali ma, nella sua audace e talvolta cacofonica esecuzione, mette però davvero la pulce nell'orecchio all'industria per un possibile accoppiamento tra sound commerciale e arti della tradizione classica. Quando il cinema è business, tanto vale farlo a carte scoperte.

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