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UN NUOVO GIORNO

UN NUOVO GIORNO

102'2016Drammatico
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  • Regia: Stefano Calvagna
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 102'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: UN NUOVO GIORNO

Cast:

Sveva Cardinale, Danilo Brugia, Luca Filippi, Niccolò Calvagna, Imma Piro, Massimo Bonetti, Franco Oppini, Davide Paganini, Gianna Paola Scaffidi, Saverio Vallone, Paola Lavini, Ralph Palka, Diletta Innocenti Fagni

Trama:

Vita di Giulia, nato Giulio. Orfano di padre, cresce in provincia con madre e sorella. A scuola è vittima di bullismo, mentre gli abusi del parroco non intaccano il suo rapporto con la fede. Diplomato, si trasferisce a Milano dove inizia a lavorare come indossatore in un atelier d'alta moda. Si innamora di un uomo dell'Arma che approfitta della sua situazione economica, quindi dell'istruttore di palestra, insieme al quale affronta una chemioterapia e l'intervento chirurgico che lo renderà donna.
L'incipit, in cui un'improbabile voce fuori campo declama su commento musicale (di Paolo Vivaldi) da pubblicità progresso, è di quelli da far tremare le vene e i polsi, come si esprimerebbe Dante citato in modo equivoco nell'epigrafe. Il piccolo Giulio, che ieri portava il pannolino e oggi si rifiuta di rispondere all'appello dell'insegnante perché sostiene di chiamarsi Giulia, viene ritratto coi contorni del martire mentre pronuncia battute che tradiscono un'impossibile autocoscienza («Io non ho litigato con nessuno, ma non accettano quello che sono»: quale bambino di questo mondo si esprimerebbe così?).
Per alcuni istanti sembra di guardare un finto trailer di Marcello Macchia, peggio una caricatura parodica di The Danish Girl. Entrambi mettono per immagini una trasformazione vissuta come atto di perfezionamento da uomini che sono unica misura di se stessi, entrambi descrivono come contronaturale, anziché la propria, quella natura che ha abbinato la loro sessualità a un output di segno opposto. Lontano dalla calligrafia di Tom Hooper, non fosse altro per il budget limitato, quello di Stefano Calvagna è però un cinema che rivela da subito la povertà dei suoi mezzi tecnico-espressivi: oltre la sceneggiatura frettolosa e alcune ellissi narrative infelici (il tumore cerebrale è un'occasione mancata), il tono complessivo è quello di un incrocio transgender tra il melò dello sceneggiato prime time e un'aderenza della macchina da presa sul modello della reality-Tv.
Bisognava, forse, operare una scelta. Quella del film di finzione, e allora si doveva mettere la realtà alla porta per guardarla rientrare dalla finestra, come da sempre fa l'arte. O vista l'ambizione non-fiction, una volta tanto, si poteva tentare in modo altrettanto coerente la strada del documentario, che oggi più di ieri sembra godere in Italia di un discreto riconoscimento internazionale (si vedano i casi di Roberto Minervini e Gianfranco Rosi). Il film avrebbe fatto economia, in tal modo, di alcune tessere gratuite come pure di un comparto attoriale penalizzato nonostante l'apporto di Imma Piro e Franco Oppini in una macchietta memore di Stanley Tucci in Il diavolo veste Prada. Soprattutto, avrebbe raccolto in modo più autentico la storia di Sveva Cardinale, da cui il film prende le mosse e che qui finisce, come interprete, per travestirsi da se stessa, in un bizzarro cortocircuito tra realtà e finzione. Come la protagonista, bisognava scegliere un corpo.

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