Trama L'ETÀ D'ORO | Sky Cinema
L'ETÀ D'ORO

L'ETÀ D'ORO

94'2015Drammatico
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  • Regia: Emanuela Piovano
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 94'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: L'ETÀ D'ORO

Cast:

Laura Morante, Dil Gabriele Dell'Aiera, Gigio Alberti, Eugenia Costantini, Pietro De Silva, Stefano Fresi, Giulio Scarpati, Giselda Volodi, Elena Cotta, Lunetta Savino, Lamberto Probo, Giselda Volodi, Adriano Aprà

Trama:

Il giovane professionista Sid torna nel Sud d'Italia sulle tracce della madre Arabella, con cui ha vissuto una relazione tempestosa. Arabella è stata una pasionaria del cinema, regista di film sperimentali e animatrice di cineclub, oltre che di collettivi femministi e assortiti gruppi sessantottini. Come mente creativa e focolaio culturale era un magnete per chiunque le orbitasse intorno, e che rappresentasse un settore dell'apparato politico e culturale del suo tempo: la giornalista, il giudice, l'architetto, il prete. Ma si è anche ritrovata al centro di una corte dei miracoli che le ha succhiato energia e denari.
Come madre, Arabella si è rivelata amorevole ma assente, ben intenzionata ma distratta, e il figlio Sid ha vissuto con gelosia e risentimento quel suo essere sempre circondata da uomini (e donne) innamorati di lei e affamati delle sue attenzioni. Dunque Sid ha cercato di crearsi una vita lontano dalla madre e dall'arena estiva che è diventata il suo luogo simbolo, e che Arabella ha chiamato L'età d'oro in omaggio al film di Bunuel. Sid ha anche scelto di tenersi alla larga dalle passioni materne totalizzanti ed estreme, a cominciare da quel suo amore matto e disperatissimo per la Settima arte.
Attraverso la figura di Arabella Emanuela Piovano racconta quella di Annabella Miscuglio, di cui è stata assistente, ammiratrice e ospite in una casa frequentata dagli artisti del suo tempo, da Mario Schifano a Jean-Luc Godard, da Alberto Grifi a Dominique Sanda. La sceneggiatura del suo film è basata su L'età dell'oro di Francesca Romana Massaro e Silvana Silvestri ed è firmata, oltre che dalla regista e dalle due autrici del romanzo, da Gualtiero Rosella: una storia imbevuta di nostalgia per un tempo - l'età dell'oro dell'impegno politico e culturale, per chi ne è stato protagonista - foriero di sogni ma anche di grandi illusioni destinate a crollare e, in molti casi, a trasformarsi in pragmatico cinismo. Per Arabella invece quel cinismo non è mai arrivato, lei ha continuato a difendere i propri ideali e le proprie convinzioni che hanno trovato il loro tempio pagano nell'arena estiva dove, a poco a poco, vediamo oggi radunarsi tutti gli amici e gli amanti del passato, sotto lo sguardo amorevole e devoto di Vera, assistente di Arabella e sua vestale.
Emanuela Piovani riversa nel suo film tutto l'amore e la gratitudine verso Annabella Miscuglio e invita gli spettatori al ricordo di un'epoca della quale molti hanno fatto parte credendoci davvero e assistendo con strazio al suo tramonto. Di questa saudade crepuscolare è imbevuta la sua storia, e l'arena estiva è una perfetta cornice sentimentale entro cui far muovere figure che, invece, diventano troppo fortemente simboliche. La scelta di mantenere la camera fissa per le scene ambientate nella contemporaneità crea infatti un effetto "teatro dei pupi" che da un lato è funzionale alla storia che si racconta, dall'altro rende bidimensionali, e in qualche misura banalizza, i personaggi che la popolano. Per contro gli home movie e i film sperimentali girati da Arabella sono (volutamente) più vivi e mobili, "fluttuanti a somiglianza della vita", e carichi di quell'energia che il tempo e l'età hanno prosciugato.
La parte narrativamente più debole del film restano gli incontri fra Arabella, ben interpretata da Laura Morante pur con una improbabile parrucca, e Sid, dove la declamazione retorica sostituisce il dialogo spontaneo. La parte più poetica è invece quella che vede protagonista il cineclub con le sue file di sedie a scatto e le sue scritte al neon, un Baghdad Cafè che si erge ostinatamente a baluardo della memoria nel deserto postsessantottino. È autentico il rimpianto per un tempo in cui "il cinema funzionava" e chi ci lavorava, in qualunque capacità, riusciva "ad avere di che vivere"; è palpabile l'amarezza di Sid quando rimprovera la madre perché la sua generazione ha costretto quella dei giovani a fare "quello che possiamo, non quello che scegliamo di fa

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