Trama NESSUNO MI TROVERÀ | Sky Cinema
NESSUNO MI TROVERÀ

NESSUNO MI TROVERÀ

75'2015Documentario
  • Regia: Egidio Eronico
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 75'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: NESSUNO MI TROVERÀ

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Trama:

Storia incompiuta di Ettore Majorana (Catania, 1906 - scomparso il 26 marzo 1938), fisico italiano, tra i maggiori del Novecento. L'infanzia, la prepotente inclinazione matematica, il trasferimento a Roma e gli studi di ingegneria, il passaggio alla facoltà di Fisica e l'esperienza con i "ragazzi di via Panisperna" di Enrico Fermi, il soggiorno accademico a Lipsia, il rientro in Italia e l'isolamento volontario, la cattedra all'università di Napoli e la scomparsa, avvenuta in circostanze mai chiarite.
Un lavoro encomiabile quello di Egidio Eronico. Che si tuffa nell'affaire Majorana e ce lo racconta di nuovo tutto, dal suo inizio a una fine che non c'è stata. Si documenta, scartabella gli archivi, interpella i congiunti (i nipoti Ettore Majorana jr. e Wolfgang Fabio Schultze), la comunità scientifica (Francesco Guerra, Nadia Robotti, Etienne Klein) e umanistica (Jordi Bonells, Roberto Finzi, Massimo Onofri), costruisce un dossier fitto di informazioni e le mette al servizio dello spettatore in una forma accattivante. Merito di una regia che mescola immagini originali e di repertorio a disegni e illustrazioni di Leomacs - Massimiliano Lenardo - animati dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Non volendo così rinunciare alla dimensione fantastica di un uomo che ha spiegato il Tutto ed è finito nel Nulla, con la provocazione di negare agli altri la verità che egli ha sempre cercato nelle cose.
Eronico subisce il fascino del Grande Inquisitore, come Majorana veniva chiamato dal gruppo romano, di questo volto magro e scuro dai tratti squisitamente meridionali. Si ferma con misura romanzesca sul rapporto di ammirazione sospetta tra il fisico siciliano, umorale, culturalmente eccentrico, e il suo mentore Enrico Fermi, mentalità ingegneresca e mai in affanno. Si schiera con Majorana sapendo di aver perso in partenza, e in virtù di questa sconfitta assume, pur con entusiasmo partigiano, quella distanza storiografica che gli permette di ridimensionare il personaggio a misura della persona, assottigliando il mito leopardiano del genio malato come anche smontando quella tradizione di pensiero, nobile ma anacronistica, che da Sciascia in poi vuole un Majorana in esilio per aver intuito gli sviluppi dei suoi studi, cui si lega la futura realizzazione della bomba a fissione nucleare. Dunque suicidio? È tutt'oggi la tesi più plausibile, corroborata da due lettere, indirizzata una ai familiari e l'altra al collega e amico Antonio Carrelli, in cui Majorana esprime chiaramente la volontà di porre fine alla sua vita. Questo poco prima che da Napoli salpa per Palermo. Ma giunto a destinazione rettifica con un telegramma urgente allo stesso Carrelli, e acquista un posto di cabina per il viaggio di ritorno. Da qui in poi si perde ogni traccia. Che egli abbia ritrattato per due volte la sua intenzione? Perché, se il suo proposito fu quello fin dal principio, portò con sé il passaporto e ritirò una somma di denaro del valore di tre mesi di stipendio? Cosa accadde a bordo di quel postale che la notte del 26 marzo ripartì da Palermo per Napoli con arrivo previsto alle ore 5.45 del mattino? Le congetture non si sono arrestate: alcuni lo vollero in Germania al servizio del Terzo Reich, altri ancora in Argentina, nella capitale Buenos Aires.
Le ipotesi, probabilmente, continueranno a girare all'infinito, come elettroni d'un atomo perduto. Nessuno lo troverà. È, con una dimensione etica forse involontaria, il suo modo di averci condannato alla ricerca.

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