Trama CIÒ CHE LE NUVOLE NON DICONO | Sky Cinema
CIÒ CHE LE NUVOLE NON DICONO

CIÒ CHE LE NUVOLE NON DICONO

85'2016Avventura
  • Regia: Marco Recalchi
  • Genere: Avventura
  • Paese: Italia
  • Durata: 85'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: CIÒ CHE LE NUVOLE NON DICONO

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Trama:

Rimasto orfano quando era ancora piccolissimo, il giovane Antony non sa nulla dei suoi genitori, morti in un tragico incidente a soli diciotto anni. Vissuto da sempre in California con lo zio, al compimento dei sedici anni il ragazzo decide d'intraprendere un viaggio alla ricerca delle proprie origini. Come unica guida conserva gelosamente un'icona acquistata dai genitori nel luogo in cui si sono conosciuti. Mosso dal peso di essere venuto al mondo per sbaglio, Antony attraverserà l'Europa in lungo e in largo, con incontri inaspettati che lo guideranno nel difficile approccio alla maturità.
Marco Recalchi, alla sua seconda prova di regia, confeziona un racconto di formazione che vorrebbe ricordare lo spaesamento e la sofferenza di un adolescente privato del nucleo familiare alla disperata ricerca di un appiglio per sfuggire ai mostri sacri dell'adolescenza. Con un subconscio che appare più come mentore ingenuo che come reale controparte dell'esperienza reale, il percorso di Antony si dimostra però didascalico e lacunoso, specialmente in fase di scrittura, con una caratterizzazione del personaggio che non emerge come fulcro su cui impostare un solido impianto narrativo. L'eccessiva componente introspettiva del protagonista, riconducibile ad una sempre presente voce over, che pretende di raccontare, con le parole, sensazioni e passaggi chiave che non giungono grazie alle immagini, allontana lo spettatore dall'empatizzare con un road-movie frammentario e apparentemente assemblato in compartimenti stagni. Il motivo narrativo dell'icona non sembra forte abbastanza da motivare la ricerca di un rimosso mai vissuto, di paure che tornano nella forma dell'incubo, per generare un cambiamento laddove non si conosce il dramma reale del protagonista. Senza soluzione di continuità, l'ancora di salvezza di un'opera profondamente ambiziosa è rappresentata da una componente dichiaratamente pop, con inserti in sovrimpressione che sdrammatizzano le difficoltà di rendere avvincente un personaggio che appare assorto in una perenne vaghezza, specialmente d'intenti. Plauso va all'essenzialità stilistica con cui viene rappresentata l'America desertica e quella più luminosa delle grandi metropoli, a contestualizzare il razionale svolgimento degli eventi grazie a una coraggiosa anti-spettacolarità di paesaggi montani, sostituiti abilmente in corso d'opera dai colori caldi di una Grecia estiva, sul finale. Infine, gli innumerevoli incontri - casuali - e gli escamotage macchinosi raggiungono la vicinanza epidermica con cui la macchina da presa decide di porsi nei confronti di Antony, una vicinanza sconsolante, che non difende la serietà dell'esperienza morale del passaggio alla maturità.

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