Trama L'ULTIMA SPIAGGIA | Sky Cinema
L'ULTIMA SPIAGGIA

L'ULTIMA SPIAGGIA

135'2016Documentario
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  • Regia: Thanos Anastopoulos, Davide Del Degan
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 135'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: L'ULTIMA SPIAGGIA

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Trama:

A Trieste esiste uno stabilimento balneare, soprannominato il Pedocìn, diviso a metà da un muro che arriva quasi fino al mare: da un lato soggiornano le bagnanti donne, dall'altro gli uomini. In una città che è da sempre terra di confine, dove le migrazioni sono una tradizione millenaria e gli opposti nazionalismi coesistono più o meno pacificamente, la tradizionale divisione di genere del Pedocìn resiste, con il beneplacito di tutti.
Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan, l'uno greco trapiantato a Trieste, l'altro triestino doc, raccontano insieme questa realtà unica nel suo genere e ne fanno la cartina di tornasole di molte problematiche contemporanee legate all'immigrazione e all'accoglienza, al senso di identità e di appartenenza - di genere, di patria, di razza o religione - ricordando (come fa ogni triestino) che l'alzata dei muri non è una novità ma un tentativo ricorrente di tenere le persone "una di qua e una di là".
Lo spunto narrativo è geniale e potrebbe funzionare benissimo, se la durata del racconto si limitasse al corto o al massimo al mediometraggio, e se la selezione fatta dai due autori sul materiale documentario girato nell'arco di un anno al Pedocìn fosse più rigorosa ed essenziale. Invece Anastopoulos e Del Degan, entrambi cineasti di buona abilità registica (Anastopoulos è stato il candidato agli Oscar della Grecia con il suo Correction e Del Degan ha vinto un Nastro d'Argento con il corto Habibi), si soffermano a oltranza su scene interminabili in cui non succede nulla di sufficientemente rilevante per tenere desta l'attenzione del pubblico. Gli stessi discorsi vengono reiterati all'infinito e spesso non paiono perle di saggezza (o anche solo come esempi agghiaccianti di grettezza, vedi il dialogo sull'opportunità di continuare a mangiare pesce pescato in un mare "pieno di morti") ma "chiacchiere da bar". E se per un po' può essere divertente ascoltare i battibecchi di due anziane signore o l'intercalare dialettale di un gruppo di bagnanti over-70, a lungo andare stroppia: non è una questione di età, sia chiaro, ma dell'interesse di ciò che queste persone hanno da dire.
È vero, come afferma orgogliosamente una delle bagnanti, che i triestini sono universali per indole e per background storico-politico, ma è anche vero che non tutto ciò che fanno è meritevole di celebrazione cinematografica. Ciò che invece è davvero notevole è la capacità dei due registi di infilarsi ovunque - sottacqua, raso spiaggia, nelle cabine e sotto i portici dello stabilimento - e darci il loro punto di vista su uomini, donne, gatti, fondali marini e ciottoli levigati dalle onde. Con un maggiore sforzo di sintesi avrebbero potuto creare un document(ari)o davvero eccezionale.

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