Trama CHONGQING HOT POT | Sky Cinema
CHONGQING HOT POT

CHONGQING HOT POT

94'2016Thriller
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  • Regia: Qing Yang
  • Genere: Thriller
  • Paese: Cina
  • Durata: 94'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: CHONGQING HOT POT

Cast:

Bai Bai-he, Chen Kun, Qin Hao

Trama:

Una rapina in banca interviene bruscamente sui destini di tre amici che gestiscono un fallimentare ristorante sotterraneo e una ragazza che lavora nella banca stessa ed è innamorata di uno dei tre. La banca e il ristorante sono collegati da un tunnel sotterraneo nato come rifugio antiatomico. Quando il piano di Liu Biao e dei suoi amici per recuperare i soldi dal caveau e pagare così i propri debiti sembra filare liscio sopraggiungono i rapinatori e prevale il caos.
Buona intuizione quella di sfruttare i cunicoli che caratterizzano il sottosuolo di Chongqing, nati come rifugio antiatomico, per creare un accesso ignoto al caveau di una banca. Un espediente che scardina lo schema classico della rapina e dona motivo di interesse a un noir-thriller proveniente da una cinematografia, quella cinese, che solo recentemente si è affacciata al cinema di genere.
Purtroppo l'intuizione dei tunnel sotterranei rimane sostanzialmente anche l'unica autenticamente originale di un film che guarda molto, per non dire troppo, a modelli preesistenti, passando in rassegna gli esempi più celebri del genere thriller-noir dell'Estremo Oriente e il loro corollario di sequenze spettacolari e intrecci ingarbugliati. Le sequenze che si suppongono più spettacolari richiamano altrettanti momenti di classici del cinema sudcoreano recente, dal duello tra due gang ripreso con un carrello orizzontale (Oldboy) alla plongée sugli ombrelli che affollano un vicolo (Friend); così come la mescolanza di bromance, gangster movie e romanticismo, tratteggiata a forti tinte, con duelli a coltellate, pioggia battente e toni mélo esasperati.
Chongqing Hot Pot dura solo 95 minuti, ma nonostante ciò l'impressione è quella di un'eccessiva dilatazione dei flashback e dei tentativi di approfondimento dei personaggi. Yang Qing tenta disperatamente di rendere Liu Bao e i suoi amici eroi verso cui provare empatia, ma resta tutto sulla carta, smarrito tra i gigionismi di idol che tentano di riciclarsi come attori e colpi di scena risaputi. Quando l'unica caratteristica dei personaggi destinata a essere ricordata è legata alla boy band - con tanto di coreografia - con cui i protagonisti, in gioventù, sognavano di sfondare, la penuria in tal senso risulta chiara.
Un piccolo passo verso l'emancipazione del cinema di genere cinese, ma l'avanzamento riguarda meramente il lato tecnico della regia.

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