Trama PASSO FALSO | Sky Cinema
PASSO FALSO

PASSO FALSO

78'2014Thriller
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  • Regia: Yannick Saillet
  • Genere: Thriller
  • Paese: Francia
  • Durata: 78'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: PASSO FALSO

Cast:

Pascal Elbé, Laurent Lucas, Caroline Bal, Arnaud Henriet, Jeremie Galan, Patrick Gimenez, Othman Younouss, Rabii Benjhail Tadlaoui

Trama:

Dopo essere scampato a un'imboscata, un sergente dell'esercito francese in missione in Afghanistan mette un piede su una mina inesplosa: un altro passo e il venir meno del peso che ha innescato l'ordigno lo farà detonare. Il suo unico biglietto di ritorno è costituito dalla ricetrasmittente e dal resto del suo equipaggiamento. Ma non è solo: di fronte a lui si trovano un furgoncino carico di droga e una donna tenuta in ostaggio dalle milizie talebane.
Un uomo con una minaccia incombente sul suo futuro prossimo è costretto in equilibrio sul suo posto fisso. Sembra l'immagine della crisi più recente questa coproduzione italo-francese firmata da Yannick Saillet. Che in passato ha diretto videoclip e commercials per grandi nomi e che al suo esordio nel lungometraggio si cimenta con un action movie dichiarato fin dal montaggio rocking dei titoli di coda. Di opere costruite su uno o più personaggi catturati in una situazione di stallo è ricco il cinema di ieri e di oggi. Come non sorprende che il pericolo alberghi in superficie sotto forma di mina antiuomo (si vedano, tra i più recenti, i titoli speculari No Man's Land - Terra di nessuno e Land of Mine - Sotto la sabbia).
Elementi non inediti che Saillet assume però senza riuscire a gestire spazi e tempi narrativi. Per tutti i 76' in cui si dipana la vicenda, fatta eccezione per la premessa, il nostro campo visivo è approssimato a quello del protagonista. Niente flashback né cambi di scena: dieci metri quadri di deserto afgano in cui scorre in andirivieni una passerella di cani, donne e bambini. Così della connazionale rapita, che pure determinerà la svolta drammaturgica del racconto, lo spettatore conoscerà il volto soltanto nel finale. Non vista e ridotta al silenzio da un bavaglio, la donna di fatto non produce alcuna empatia con lo spettatore, rendendo poco credibile il rapporto protettivo che si instaura col militare in trappola.
Da parte sua la sceneggiatura, scritta dal regista insieme a Jeremie Galan - qui anche interprete - trascura dettagli significativi come le accuse rivolte al sergente dal suo commilitone, stereotipo consunto del marine sprezzante e senza scrupoli, facendone un personaggio piatto, più che ambiguo, anche quando prova ad offrircene un ritratto privato attraverso la telefonata poco verosimile alla persona amata. Rischiando, da ultimo, di far precipitare un survival movie più che mai statico in un'istantanea acritica del conflitto armato con un nemico altro da sé. 'Se si muove è morto', recita l'imperfetta tagline del film; che per sopravvivere tuttavia ha bisogno di piste da seguire, almeno con gli occhi.

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