Trama IL NOSTRO ULTIMO | Sky Cinema
IL NOSTRO ULTIMO

IL NOSTRO ULTIMO

90'2016Drammatico
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  • Regia: Ludovico Di Martino
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: IL NOSTRO ULTIMO

Cast:

Fabrizio Colica, Guglielmo Poggi, Giobbe Covatta, Pietro De Silva, Mariachiara Giannetta, Paola Rinaldi, Pierfrancesco Poggi, Nunzia Schiano, Margherita Laterza

Trama:

Due fratelli agli antipodi, Fabrizio e Guglielmo, vivono il dramma della perdita con passione e rimpianto dopo l'improvvisa scomparsa della madre malata. Distratti da una vita di aneddoti movimentati, hanno ignorato fino alla fine la richiesta della donna di tornare a fare un viaggio al mare tutti insieme, una specie di ultimo desiderio che per noncuranza i due non sono riusciti a esaudire per tempo. Distrutti dal senso di colpa, i giovani decidono così di partire alla volta della Sicilia, caricando la bara della cara defunta sul portapacchi della loro automobile.
Una trama senza picchi eccessivi d'autorialità si dipana in un intreccio eterogeneo di ricerca costante, per questi due figli rimasti orfani e costretti a divenire negazione di se stessi per poter riparare all'involontario torto commesso.
Il pacato e maturo Fabrizio, ragazzo modello con una fidanzata assillante e svuotato dalla morte della madre, cui dedicava un'attenzione spasmodica, si scontra con l'irruenza di un fratellino annoiato, in piena crisi postadolescenziale, che appare l'unico ad avere uno sguardo lucido e distaccato sulla vera entità del viaggio intrapreso: la necessità viscerale (del tutto egoistica) di espiare il senso di colpa.
In eterno conflitto con il reso del mondo, il giovane Guglielmo dovrà affrontare il dramma della morte in un percorso di crescita in cui la solitudine si mostra, tra gli altri, con una sessualità repressa e inspiegabile, che emerge nei passaggi più melodrammatici del film, in una somma d'interrogativi ai quali sembra impossibile rispondere con estrema fermezza.
Le differenze di temperamento tra i due si caricano di continui cortocircuiti che sfociano in drammatiche autoconfessioni inserite in un contesto a tratti folle, che solo la scoperta di un passato dimenticato trasformerà in linfa per quei moti dell'animo dai quali si erano allontanati crescendo. Sgretolata quindi l'invulnerabilità apparente, con il procedere saltellante della narrazione, al melodramma si sostituisce la visione grottesca di una madonna con bambino che intona con voce sublime una canzone pop; il mare come risolutore lascerà spazio a una poesia visiva cui il regista tende fin dai primi istanti del racconto ma che si concretizza solo nel finale.
La metafora visiva lascia ad una regia immediata lo svolgersi del plot, con inquadrature tagliate e primissimi piani in notturna, a ricordare con l'oscurità il fondo di quel pozzo che i protagonisti devono toccare prima di riuscire a ritrovarsi nelle pieghe emotive di rapporti familiari irrisolti.
L'esordio alla regia di Ludovico Di Martino è un rocambolesco road-movie che sa di rinascita e presa di coscienza di una generazione a cui scorre il tempo addosso senza che possa far niente per fermarlo e fermarsi a riflettere.
Lo stretto legame tra l'ambiente e il microcosmo di emozioni accompagna e rende credibili situazioni stranianti grazie soprattutto a una scrittura pulita, che consente al film di trovare riscontro nella poetica del grottesco senza apparire vuoto nei contenuti. Un film che riesce sapientemente a scavalcare una certa ingenuità attoriale e registica per regalare uno spaccato di vita e di ricerca che alterna sapientemente il registro melodrammatico con la commedia bizzarra. Dulcis in fundo l'opera prima di Di Martino è interamente autoprodotta e ciononostante è colma di una purezza di sguardi che dona una profondità inedita in grado di andare ben al di là rispetto a un certo cinema contemporaneo, spesso più interessato alla continua corsa all'economia dei contenuti in virtù di un formalismo che annichilisce lo sguardo e si fa dimenticare in fretta.

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