Trama MISTER UNIVERSO | Sky Cinema
MISTER UNIVERSO

MISTER UNIVERSO

90'2016Documentario
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  • Regia: Tizza Covi, Rainer Frimmel
  • Genere: Documentario
  • Paese: Austria, Italia
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: MISTER UNIVERSO

Cast:

Tairo Caroli, Wendy Weber, Arthur Robin, Lilly Robin

Trama:

Tairo è un ventenne domatore di tigri e di leoni, membro della dinastia circense dei Caroli. Il circo risente della crisi ancor più di altri settori dello spettacolo dal vivo, e i Caroli se la passano piuttosto male. Uno dei leoni di Tairo è morto, una leonessa è anziana e malata, e qualcuno ha sottratto al ragazzo il suo portafortuna: una sbarra a forma di ferro di cavallo, piegata davanti ai suoi occhi di bambino dal culturista Arthur Robin, che fu Mister Universo nel '57 e poi si esibì in tutta Italia a fianco di Orlando Orfei.
Tizza Covi e Rainer Frimmel tornano a raccontare l'universo circense dopo Babooska, Shine of Day e Non è ancora domani - La pivellina, dove appariva per la prima volta Tairo Caroli, allora tredicenne. Mister Universo è un'altra perla nella preziosa collana inanellata dal duo italo-austriaco con pazienza artigianale e strumenti "antichi": tutta la loro opera è girata in pellicola, nel rifiuto radicale dell'avvento del digitale. Covi&Frimmel si muovono da sempre controcorrente, e questo procedere ostinato e contrario caratterizza anche Tairo (e il circo): più volte vedremo il ragazzo procedere in direzione opposta rispetto agli altri, identificandosi con quel curioso fenomeno che si verifica dalle parti di Ariccia, dove una strada che sembra in discesa è in realtà in salita. "Una discontinuità del campo gravitazionale terrestre", spiega un passante, dunque un'anomalia che sfida le leggi di natura, come il gigante nero che piega il ferro con le mani, creando, guarda caso, una forma che ricorda quella della calamita, o come la corrente del fiume che riporta indietro i lasciti che vengono a lei affidati, invece di consegnarli al mare.
Covi&Frimmel (lui alla fotografia, lei alla sceneggiatura, il montaggio, le musiche, entrambi alla regia) costruiscono un film di finzione che prende le mosse dall'osservazione diretta e costante della realtà, e ci calano in un universo parallelo i cui protagonisti, pur seguendo una falsariga narrativa, sono liberi di esprimersi con naturalezza, improvvisando i propri dialoghi. Così seguiamo il viaggio di Tairo attraverso l'Italia, dalla provincia laziale fino a quella piemontese, assistendo in tempo reale agli incontri con i tanti membri della sua famiglia, che spesso avvengono dopo anni di lontananza, persino con la madre e il fratello maggiore. Come il clan del Padrino, di cui si vedono alcune scene all'inizio del film, la famiglia circense segue le sue regole arcaiche, che danno (senza montare in cattedra) lezioni di accoglienza e di cura reciproca. La cinepresa è un ospite discreto ma partecipe, si infila ovunque e affianca il mondo di Tairo con la precisione e la poesia di Picasso nel periodo del circo. E se la volontà di Tairo è quella di risalire il proprio fiume fino alla sorgente, quella di Wendy la contorsionista è richiamare il suo Peter Pan verso l'Isola che non c'è, con quel corpo che si piega, guarda caso, proprio a forma di calamita.

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