Trama BLACK - L'AMORE AI TEMPI DELL'ODIO | Sky Cinema
BLACK - L'AMORE AI TEMPI DELL'ODIO

BLACK - L'AMORE AI TEMPI DELL'ODIO

95'2015Drammatico
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  • Regia: Adil El Arbi, Bilall Fallah
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Belgio
  • Durata: 95'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: BLACK - L'AMORE AI TEMPI DELL'ODIO

Cast:

Sanaa Alaoui, Martha Canga Antonio, Aboubakr Bensaihi, Sanaa Bourrasse, Natascha Boyamba, Soufiane Chilah, Brahim El Abdouni, Simon Frey, Faysel Ichakarene, Théo Kabeya

Trama:

Mavela, una quindicenne di origine centroafricana, vive in periferia a Bruxelles ed è affascinata dalla gang dei Black Bronx nella quale riesce ad entrare. Finita in commissariato per un furto ci incontra il coetaneo Marwan che appartiene a una gang (la 1080) formata da marocchini. I due si innamorano ma le gang rivali non possono accettare la loro storia. Esercitano quindi tuttala violenza possibile per separarli.
Adil El Arbi e Bilal Fallah, entrambi originari del Marocco, sono alla loro seconda prova nel lungometraggio e già dimostrano una notevole padronanza del mezzo sia sul piano visivo che su quello dei ritmi di narrazione. Sono ben consapevoli di avere alle spalle dei modelli difficili da imitare (dall'archetipo di "Romeo e Giulietta" a West Side Story solo per fare due esempi) ma sanno anche trovare il giusto mix tra spietatezza e romanticismo che rende credibili le prestazioni di giovani attori non professionisti, tutti all'altezza dei ruoli loro assegnati. L'origine è letteraria (due romanzi "Black" e "Back" di Dirk Bracke) e per di più di un autore belga non appartenente alle due etnie protagoniste del film. I due registi hanno dovuto e saputo pertanto innervare il film grazie a una conoscenza che potremmo ritenere più diretta delle modalità di aggregazione di almeno una delle due gang rappresentate. Resta però una consistente perplessità nei confronti di questa operazione. Perché se dal lato formale si tratta di un'opera degna di attenzione, sul piano del messaggio che finisce per veicolare i problemi non sono pochi.
Perché nessuno mette in dubbio l'esistenza di bande delinquenziali giovanili di etnie diverse che si combattono in modo molto duro (anche se la rappresentazione di una Bruxelles, che è stata martoriata da ben altra violenza, come se davvero fosse il Bronx o la Marsiglia degli anni peggiori suona un po' falsa). Il concentrare però lo sguardo e l'azione esclusivamente su neri che stuprano e sparano e su marocchini che fanno dentro e fuori dalla prigione impegnandosi in pestaggi di gruppo, rischia, in tempi di più che facili generalizzazioni, di aggiungere un mattone di una certa consistenza al muro dell'ostilità nei confronti di tutti gli extracomunitari (che siano di prima o seconda generazione poco importa). L'impatto di un film è diverso da quello di un'indagine sociologica sulla composizione e sull'azione delle bande delinquenziali. La realtà dei fatti è indiscutibile. Il rischio di amplificarne sullo schermo la portata è alto.

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