Trama KONG: SKULL ISLAND | Sky Cinema
KONG: SKULL ISLAND

KONG: SKULL ISLAND

118'2017Azione
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  • Regia: Jordan Vogt-Roberts
  • Genere: Azione
  • Paese: USA
  • Durata: 118'
  • Data di uscita: 2017
  • Titolo originale: KONG: SKULL ISLAND

Cast:

Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, John Goodman, Brie Larson, Tian Jing, John Ortiz, Terry Notary, John C. Reilly, Corey Hawkins, Toby Kebbell, Thomas Mann, Jason Mitchell, Shea Whigham, Will Brittain

Trama:

1973. All'indomani del ritiro delle truppe americane dal Vietnam, due scienziati sui generis convincono Washington a finanziare una missione segreta alla scoperta di un'isola nel sud del Pacifico. Quando gli elicotteri superano la nube tempestosa che nasconde l'isola al mondo esterno, fanno ben presto conoscenza con un gigantesco gorilla, venerato come un dio e chiamato Kong.
L'incipit è spiazzante. In una sequenza ipercinetica e iper-posticcia un soldato americano e uno giapponese, nel 1944, finiscono paracadutati in un'isola misteriosa e il loro duello viene interrotto dalla mano gigante di Kong. Jordan Vogt-Roberts sembra quasi volerci introdurre a uno Sharknado licenziato da una major e su questo equilibrio instabile tra trash e ambizioni sopite Kong: Skull Island si gioca buona parte delle proprie chance. Purtroppo, retrospettivamente, quell'incipit degno di un fumetto di Mortimer e Blake è uno dei ricordi migliori di un B-movie dal budget stratosferico, pasticciato e carico di elementi eterogenei mal gestiti. Delle tante anime che gli sceneggiatori hanno cercato di infondere in Kong: Skull Island, preponderante è il riferimento insistito ad Apocalypse Now e alla ferita aperta dell'esercito degli Stati Uniti, la guerra in Vietnam.
Ritorna il cieco militarismo di chi ama il napalm (il personaggio di Samuel Jackson) come soluzione per i problemi suoi e dell'America, il pacifismo di chi vuole fotografare ciò che non ci vogliono mostrare (la fotoreporter di Brie Larson); il dropout integratosi con la giungla e con il suo dio (John C. Reilly con Kong come Dennis Hopper con Kurtz) e infine il cacciatore-eroe di Tom Hiddleston, che finisce per fare pochissimo in uno script già congestionato e che si chiama Conrad nella più puerile delle citazioni (in linea con la colonna sonora, che assembla le più ovvie hit del rock primi anni '70 nel tentativo di ricreare in vitro i sensazionali minuti di "Satisfaction" sul battello di Apocalypse Now). Poi c'è Kong. Le dimensioni spropositate e la realizzazione CGI della scimmia vengono subito svelate per intero, mentre questa si prodiga in schiacciate cestistiche con gli elicotteri, prima di essere ricontestualizzata frettolosamente come migliore amico dell'uomo (e della donna bionda, verso cui mostra un esemplare self control da era delle pari opportunità).
(King) Kong, quello vero, resta legato a un'era in cui il cinema era giovane, ambizioso e pieno di talento, in cui era più semplice sospendere l'incredulità e accettare semplificazioni infantili. Cercare oggi di riproporre Kong, e di trasformarlo in protagonista di un film a lui dedicato, si rivela un compito talmente arduo da spingere al ricorso a una moltitudine di altri mostri giganti, incluse delle malvagie lucertole teschiocefale anonime in ogni senso, visto che gli sceneggiatori non si degnano di dar loro un nome. Tuttavia ad esse viene concesso l'onore dell'effetto sorpresa, come se le creazioni "originali" di Kong: Skull Island - per modo di dire, visti i debiti verso Mysterious Island di Ray Harryhausen - meritassero più attenzione dell'arcinoto scimmione.
Il MonsterVerse di Warner e Legendary Pictures si apre così - con tanto di pseudo-teaser dopo i titoli di coda che allude al ritorno di Gojira e alla prossima venuta di Mothra e Ghidora - nel più schizofrenico dei modi, vista la differenza abissale per concezione, ambizione ed esiti tra il Godzilla di Gareth Edwards e il Kong di Jordan Vogt-Roberts. Dove il primo sapeva sovvertire molti stereotipi in nome di una capacità di regia superiore - ribadita in Rogue One - il secondo spreca il cast incredibile a disposizione in un'operazione acefala, a metà tra la parodia di un war movie e una riscrittura della storia sub-tarantiniana. Ancor più di altri blockbuster recenti, è proprio Kong: Skull Island a gettare una luce inquietante sul cinema che verrà, e su come questo bisogno di serializzazione coatta che attraversa le major, rischi di trasformare irrev

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