Trama NICK CAVE - ONE MORE TIME WITH FEELING | Sky Cinema
NICK CAVE - ONE MORE TIME WITH FEELING

NICK CAVE - ONE MORE TIME WITH FEELING

112'2016Musicale
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  • Regia: Andrew Dominik
  • Genere: Musicale
  • Paese: USA
  • Durata: 112'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: NICK CAVE - ONE MORE TIME WITH FEELING

Cast:

Nick Cave

Trama:

Nell'estate del 2015, mentre Nick Cave e i Bad Seeds sono a metà della registrazione di "Skeleton Tree", il suo ultimo album, uno dei figli gemelli dell'artista, Arthur, di quindici anni, precipita da un'alta scogliera presso Brighton, per essersi sporto troppo. Il regista Andrew Dominik, anni fa, quando ancora non lo conosceva, non aveva simpatia per Nick Cave: nonostante in Australia fosse un mito, adorato e invidiato, era pur sempre l'ex fidanzato di sua moglie. Invece sono diventati amici fraterni ed è a lui che il cantante ha chiesto di girare il documentario col quale voleva presentare il disco al pubblico e parlare, inevitabilmente, dell'accaduto.
Il fatto che la volontà di fare questo film venga dallo stesso Nick Cave - un modo per evitare la normale promozione del film, ma certo non solo - scarta a priori ogni dubbio sull'opportunità dell'operazione e diventa un'occasione di straordinaria prossimità con l'uomo e l'artista. "I must remember to be kind back", dice ad un certo punto Cave, pensando alle dimostrazioni di affetto ricevute e configurando questo lavoro come una sorta di dono, per quanto evidentemente faticoso e doloroso. Dominik, dal canto suo, optando per un progetto registico raffinato e costruito, anziché contraddire la sincerità delle parole di Cave (quelle in musica e quelle in macchina), paradossalmente alleggerisce quel versante, scollandolo da un potenziale realismo cannibalico e collocandolo nell'ambito del documentario musicale al quale appartiene, nonostante l'enorme singolarità del caso specifico.
Cave parla del trauma vissuto, lo condivide, con commovente rispetto ma senza l'ingombro di uno spesso pudore, per due generi di ragioni. Da un lato, spiega, è una persona diversa, adesso. Un "monumento malconcio", nella definizione di Dominik; un uomo cambiato dalla catastrofe, che ancora deve capire come ricollocarsi nel mondo, come superare la sfiducia, come convivere con un tempo che va avanti ma irrimediabilmente torna come un elastico al punto di crisi e così farà per sempre. D'altro lato, "qualcuno deve cantare le stelle, qualcuno deve cantare la pioggia, qualcuno deve cantare il dolore, qualcuno deve cantare il sangue". Cave non è solo un uomo e un padre, è anche un artista, qualcuno per cui l'espressione di sé è modus di vita, forse necessità, di certo terapia.
Si apre così la riflessione più interessante interna al film, sul rapporto tra trauma e creazione, tra il lavoro del lutto e quello della sua rielaborazione in suoni e versi. Nick Cave sostiene una cosa, ma quello che ascoltiamo ne dice un'altra: sostiene che il dolore non porti linfa, che prosciughi soltanto, ma le sue canzoni sono bellissime e prestano, e presteranno a lungo, una voce rara e anzi unica sul tema della perdita.

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