Trama À JAMAIS | Sky Cinema
À JAMAIS

À JAMAIS

86'2016Drammatico
  • Regia: Benoît Jacquot
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Francia, Portogallo
  • Durata: 86'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: À JAMAIS

Cast:

Mathieu Amalric, Jeanne Balibar, Victória Guerra, Julia Roy, Rui Morisson, José Neto, Ana Mafalda, Elmano Sancho

Trama:

Nella loro grande casa sul mare Laura e Rey si amano di un amore difficile. Lui regista, lei performer, lavorano e si cercano con un senso di insoddisfazione crescente che fa il paio con una densa ricerca artistica. Quando lui muore in un incidente stradale probabilmente cercato e voluto, lei rimane sola nella grande magione piena di rumori e forse del fantasma di lui. Ma tutto è figlio di qualcosa di più grande ancora, di una ricerca artistica e professionale che forse potrà aiutarla ad elaborare il lutto.
Nel grande campionario di film che mostrano il processo di elaborazione di un lutto quello di Benoit Jacquot cerca di distinguersi instaurando un rapporto virtuoso con l'arte della rappresentazione. La coppia protagonista lavora nello spettacolo, un regista e una performer, e quando lui verrà a mancare dopo una storia d'amore travagliata e tormentata, lei lo ritroverà spirito nella rappresentazione, nella recita. Concettualmente inesorabile, A jamais sembra perdersi tra le immagini di una casa che echeggia di rumori, che rompe, fa sussultare e attira umido. Incapace di prendere per le corna il toro che ha liberato, mettendo sul piatto argomenti e suggestioni tra l'artistico e l'umano che paiono più grandi di sé, il regista francese si perde già nel suo twist centrale, nelle motivazioni che spingono alla morte.
Ma anche volendosi concentrare solo sul rapporto tra l'architettura circolare e verticale della grande casa in cui tutto è ambientato e la solitudine, in questo film ci sono le premonizioni di una presenza fantasmatica e poi la sua attuazione, la cura e la metodicità con cui un'attrice prepara un personaggio diventano l'evocazione dello spirito di chi non c'è più. Purtroppo però Jacquot non si chiede quasi mai come mostrare questo, soddisfatto di una costruzione teorica a prova di bomba (la recitazione è evocazione) la mette in scena lasciando buchi più grossi di quelli che lo spettatore ha piacere a colmare. Con una fierezza intellettuale che già dopo pochissimo sconfina nello snobismo e nella celebrazione dello spirito artistico (che tanto suona come autocelebrazione) questo film francese, che del proprio cinema nazionale esprime solo la parte più ripetitiva e vacua, non è capace di fare del sentimento la pietra fondante di una costruzione visiva.
I film sull'elaborazione del lutto non di rado sono film in cui la narrazione tradizionale è distrutta, in cui flashback si sovrappongono a flashforward, ad immaginazione, sogni e allucinazioni. Qui di nuovo una buonissima intuizione, cioè quella di sostituire il flashback con i video a circuito chiuso dell'autostrada in cui è avvenuto il letale incidente, diventa occasione per una ripetizione ad oltranza che ne svilisce tutto il senso e l'impatto. E non c'è Mathieu Amalric che tenga. Stropicciato e maltrattato da sonno e sentimenti ruggenti, l'attore dovrebbe reggere un film che del suo impatto animale avrebbe molto bisogno ma che si accontenta di tenerlo in stato semicatataonico, fantasma-zombie a cui insegnare tutto e che ripete a pappagallo ciò che in vita ha detto, per il bene di una protagonista decisamente meno in grado di reggere la scena.

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