Trama AMERICAN PASTORAL | Sky Cinema
AMERICAN PASTORAL

AMERICAN PASTORAL

126'2016Drammatico
  • Regia: Ewan McGregor
  • Genere: Drammatico
  • Paese: USA
  • Durata: 126'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: AMERICAN PASTORAL

Cast:

Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, David Strathairn, Uzo Aduba, Kan Tokumaru, Valorie Curry, Rupert Evans, Molly Parker, Peter Riegert, Emily Peachey, Hannah Nordberg, Ocean James, David Whalen

Trama:

Durante un ritrovo di ex compagni di scuola, lo scrittore Nathan Zuckerman incontra il vecchio amico Jerry Levov, che gli racconta la storia di suo fratello Seymour, detto "lo Svedese", idolo sportivo del giovane Zuckerman. È la storia di un uomo che ha avuto tutto, la bellezza, la fortuna professionale, una moglie Miss New Jersey, e che ha visto il suo mondo andare in pezzi quando la figlia adorata, adolescente, compie un attacco terroristico, uccidendo un uomo e sparendo nella clandestinità. È la storia di un sogno di pace e prosperità e dell'ipocrisia nascosta in esso, della "desiderata pastorale americana" e della contropastorale, "l'innata rabbia cieca dell'America", nelle parole di Philip Roth, dal cui romanzo-capolavoro il film è tratto.
La parabola della sua vita, la piega che prende dopo una prima parte in cui ogni cosa che tocca sembra trasformarsi in oro, è ciò che fa dello Svedese l'uomo che è. Anche l'ebreo che è, nel senso letterario della condanna all'introspezione e del caricarsi di un senso di colpa senza prove, del tutto autoinflitto. Questo, il film non può renderlo al meglio: può fare del suo meglio per renderlo, ma è un'altra cosa ("Il basket è un'altra cosa, Skip"), perché quella è materia di un'altra natura, appartiene alla grande letteratura.
Il film di McGregor fa del suo meglio, non a caso, quando si tratta di attori: non solo la sua incarnazione di Seymour Levov è credibile, forse un po' troppo modellata sul personaggio che ha interpretato per Tim Burton in Big Fish (si direbbe che persino alcuni abiti siano gli stessi), ma capace di portare il peso del dramma sul volto, nello sguardo, prima che in gesti più plateali. Capace anche - lo si dice senza ironia - di incarnare il vuoto in certi sguardi, vuoto che nella storia è pieno di senso. E notevoli sono anche le interpretazioni di Dakota Fanning e di Jennifer Connelly, alle prese con un altro, differente "requiem" per il sogno americano.
Quello che il personaggio di McGregor, e il suo film in maniera speculare, non sanno fare, è rendere conto del passato dello Svedese, della sua aura di baciato dalla grazia e dalla sorte. Pur citandolo a parole, nella voice over di Zuckerman, "the magic trick that turns past into present", quel modo davvero magico di andare avanti e indietro e mescolare le carte della temporalità, che è del romanzo, il film non arriva mai nemmeno a sfiorarlo. Tra passato e presente, è costretto a scegliere, e opta per la formula della cornice, che è corretta, sicura, ma anche chiusa, museale, come la teca dietro la quale si conservano, irraggiungibili, i trofei sportivi dello Svedese.

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