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LA SINDROME DI ANTONIO

LA SINDROME DI ANTONIO

90'2015Drammatico
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  • Regia: Claudio Rossi Massimi
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: LA SINDROME DI ANTONIO

Cast:

Biagio Iacovelli, Queralt Badalamenti, Remo Girone, Antonio Catania, Giorgio Albertazzi, Moni Ovadia, Stefano Scialanga, Mingo De Pasquale, Chiara Gensini, Laura Caligani

Trama:

Estate 1970. Dopo la maturità il ventenne Antonio parte per la Grecia per seguire quell'ossessione che tutti i suoi amici definiscono la sua "sindrome": andare in cerca della caverna delle ombre di Platone. A bordo della 500 blu di sua madre il ragazzo parte per Atene dove lo aspettano il padrone di un alberghetto senza pretese e una ragazza locale, Maria, disposta ad aiutarlo nella sua impresa. Antonio si muove nella Grecia dei colonnelli indossando una maglietta con l'immagine del Che e porta con sé i suoi ideali sessantottini, ma scoprirà che attraversare un Paese dominato da un regime repressivo non è così facile. Meno male che a guidarlo c'è il buon senso di Maria che, pur condividendo i suoi ideali, sa comportarsi con astuzia e cautela. Soprattutto, Maria (interpretata da Queralt Badalamenti, una Jennifer Lopez mediterranea) è di una bellezza esagerata, e Antonio compirà con lei un percorso che non è solo di ricerca ma anche di crescita personale.
A raccontare la storia di Antonio in voce fuori campo è un uomo sulla sessantina (Remo Girone) che vediamo all'inizio e alla fine, e che ha la consapevolezza del senno di poi. E a punteggiare il viaggio del ragazzo ci sono vari incontri misteriosi: un ristoratore greco incline alla filosofia (Moni Ovadia), un pittore vedovo ammutolito dal dolore (Giorgio Albertazzi nella sua ultima interpretazione), il proprietario dell'alberghetto (Antonio Catania).
Claudio Rossi Massimi, autore, conduttore e regista radiotelevisivo, debutta al lungometraggio di finzione con un film da lui ideato, sceneggiato e diretto, e tratto dal suo omonimo romanzo. Questo è il principale problema: la sceneggiatura infatti conserva una forte impronta letteraria evidente soprattutto nei dialoghi, spesso improbabili dissertazioni sulla mitologia greca o spiegazioni da guida turistica comprensibili solo nell'ottica del finanziamento ricevuto dall'Ente del turismo ellenico. Il regista cerca di supplire all'evidente povertà di mezzi con un entusiasmo e una creatività che restituiscono alla storia un po' di quell'ingenuità idealista che racconta e che ha animato una generazione convinta di poter cambiare il mondo. Anche i costumi (di Mary Gehnyei) e le ricostruzioni di ambiente (di Arianna Braga e Valentina Savino) denotano una cura artigianale che non si arrende al budget risicato e fa onore alla produzione.
Ma la storia di Antonio è debole e sviluppata in modo cinematograficamente poco efficace, penalizzata dalla scrittura e da una messinscena più da piccolo che da grande schermo, nonché da un titolo che fa pensare più ad una malattia del protagonista che a un suo sogno da realizzare. Il diamante grezzo al centro è Queralt Badalamenti, che oltre all'avvenenza fa intuire quella potenziale naturalezza filmica che la sceneggiatura le preclude.

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