Trama NON C'È PIÙ RELIGIONE | Sky Cinema
NON C'È PIÙ RELIGIONE

NON C'È PIÙ RELIGIONE

90'2016Commedia
  • Regia: Luca Miniero
  • Genere: Commedia
  • Paese: Italia
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: NON C'È PIÙ RELIGIONE

Cast:

Claudio Bisio, Alessandro Gassmann, Angela Finocchiaro, Nabiha Akkari, Giovanni Cacioppo, Laura Adriani, Mehdi Meskar, Paola Casella, Massimo De Lorenzo, Giovanni Esposito, Roberto Herlitzka

Trama:

Nel paesino di Portobuio non nascono più figli, ed è un problema soprattutto quando bisogna allestire il presepe vivente di Natale. Il sindaco Cecco - nato a Portobuio, emigrato nell'hinterland milanese (per giustificare l'accento lombardo di Claudio Bisio che lo interpreta), e poi tornato nei luoghi dell'infanzia - si fa carico di trovare un infante cui affidare il ruolo del Bambin Gesù, e non trova di meglio che rivolgersi alla comunità islamica che convive con una certa difficoltà con gli abitanti storici del paese. A capo della comunità islamica c'è Marchetto detto Bilal, amico di infanzia di Cecco convertito alla fede musulmana per amore della bella moglie Aida. Chiude il cerchio, o per meglio dire il triangolo, suor Marta, amica d'infanzia di Cecco e Bilal, poi diventata monaca, levatrice disoccupata e ristoratrice.
Luca Miniero cerca per l'ennesima volta di riproporre la formula di Benvenuti al Sud che ha fatto la sua fortuna, apparentemente dimenticando che quel film era basato su una commedia francese dalla sceneggiatura molto ben strutturata che conservava ampi margini di credibilità, pur nel contesto farsesco. Non c'è più religione invece, pur firmato da tre professionisti come lo stesso Miniero, Sandro Petraglia e Astutillo Smeriglia, giovane autore di spassosi corti di animazione, abbandona non solo ogni realismo ma anche ogni congruenza logica, facendo approdare a Portobuio animali esotici e immigrati orientali (come si capirà alla fine) apparentemente piovuti dallo spazio.
Anche una favola, come questa si propone dichiaratamente di essere, deve avere un minimo di coerenza interna, e un massimo di pertinenza al vero: qui invece l'unico dato reale è quello di partenza, ovvero che in Italia non nascono più bambini e il ricambio generazionale è assicurato solo dagli immigrati. Il resto è pura implausibilità e ignora gli aspetti spinosi di un problema davvero importante, dimenticando che la commedia italiana che tratta temi sociali di attualità (come sono quelli del calo delle nascite o dell'immigrazione poco integrata) ha il diritto-dovere di essere anche sferzante e dolorosa. Portobuio invece è un paese bucolico in cui ci si può burlare di bambini sovrappeso, donne velate e cervelli in fuga (la figlia di Cecco vive in Inghilterra, immaginiamo per mancanza di opportunità in Italia) senza mai affrontare, seppure in chiave ironica, l'aspetto drammatico di queste realtà: pensiamo per contrasto a una piccola commedia come Pitza e datteri, che con mezzi molto più modesti ha saputo, anche grazie alla presenza di un regista di recente immigrazione, raccontare in forma comica ma anche amara la convivenza fra etnie e religioni diverse nel nostro Paese.
L'unica scintilla di credibilità, nonostante le disparità anagrafiche (fra Finocchiaro e Gassman passano dieci anni), è data dall'amicizia storica fra i tre protagonisti, che in alcuni momenti fa provare un brivido di nostalgia per le commedie profondamente italiane e generazionali come Marrakech Express: l'affetto e la familiarità che proviamo verso i tre interpreti rendono quasi commoventi le loro scene insieme. Sarebbe dunque stato opportuno concentrarsi sulle dinamiche relazionali fra Cecco, Bilal e suor Marta, invece che perdere tempo ad affastellare una trama via via più improbabile, via via più lontana da qualunque riconoscibilità.

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