Trama TALKING TO THE TREES | Sky Cinema
TALKING TO THE TREES

TALKING TO THE TREES

90'2012Drammatico
  • Regia: Ilaria Borrelli, Guido Freddi
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2012
  • Titolo originale: TALKING TO THE TREES

Cast:

Ilaria Borrelli, Philippe Caroit, Seta Monyroth

Trama:

Mia parte per la Cambogia con l'intento di concepire un bambino insieme al marito francese Xavier, commerciante stanziato in quel Paese, ma quando arriva scopre che Xavier frequenta un bordello di prostitute bambine, una delle quali, Srey, è la preferita. Sotto choc, Mia si trattiene nel bordello e decide di portare via da quel luogo di prigionia e schiavitù Srey e il suo fratellino, anche lui prossimo ad essere avviato alla prostituzione. Ma il fratellino le viene negato da Sanan, il capo del bordello, e Mia scappa con la sola bambina - o almeno così crede.
Talking to the Trees è un road movie della speranza attraverso un Paese tanto affascinante quanto pericoloso, dove imperano la corruzione, la prostituzione minorile e la violenza quotidiana, anche sottoforma di rapimento programmatico di bambini da consegnare ai bordelli frequentati (tra gli altri) da comitive di occidentali in cerca di piaceri proibiti. Ilaria Borrelli, che oltre a scrivere (insieme a Guido Freddi, anche produttore) e dirigere interpreta il ruolo di Mia, si addentra nella foresta pluviale insieme alla piccola Setha Moniroth e compie un percorso impervio fatto di corsi d'acqua, strade sterrate e villaggi di capanne per raccontare una storia di riscatto prevalentemente al femminile. Ma le buone intenzioni non sono sufficienti a costruire un film del tutto convincente.
In particolare Talking to the Trees sconta un forte contrasto fra regia e sceneggiatura. Borrelli ha una mano di regia eccezionale, che per certi versi (complice anche l'ambientazione "esotica") ricorda Naomi Kawase: grande gusto compositivo, capacità documentaria di riconoscere i dettagli (per poi raccontarli con amore) e di lasciarsi sorprendere dall'imprevisto (e includerlo nella narrazione). Il film tracima immagini bellissime e non scontate, rivelandosi paradossalmente un potente veicolo promozionale per un Paese meraviglioso pur senza scansarne le miserie. I cibi al mercato, la cucina di strada, i colori, gli odori, la quotidianità della Cambogia sono raccontati con grande efficacia, senza la distanza del cineasta straniero ma al contrario con la partecipazione di chi si è davvero levate le scarpe per attraversare un universo sconosciuto.
Per contro la sceneggiatura è didascalica e costellata di implausibilità, di ragionamenti espressi ad alta voce e di scambi verbali letterari e pregni di una consapevolezza impensabile in bambini analfabeti cresciuti nella violenza e nell'incuria. Quel che più spiace è che gli istinti narrativi dell'autrice sarebbero corretti: ad esempio creare un'eroina sui generis, fallibile e pronta a ricadere nelle sue "tare" di benestante occidentale, e non una salvatrice di buon cuore. Se lo sviluppo narrativo avesse seguito quell'istinto "anarchico" avrebbe dato spazio ad una storia più originale. Purtroppo invece in vari snodi cruciali la sceneggiatura sceglie la strada più scontata e meno cinematograficamente interessante.
In sintesi, il tema scelto da Talking to the Trees è talmente importante che qualunque tentativo di raccontarlo al grande pubblico è di per sé meritevole, ma la forma filmica con cui è rappresentato mostra un divario troppo grande tra potenza delle immagini e struttura narrativa.

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