Trama DAVID LYNCH: THE ART LIFE | Sky Cinema
DAVID LYNCH: THE ART LIFE

DAVID LYNCH: THE ART LIFE

90'2016Documentario
  • Regia: Jon Nguyen, Neergaard Holm, Rick Barnes, Olivia Neergaard-Holm
  • Genere: Documentario
  • Paese: USA
  • Durata: 90'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: DAVID LYNCH: THE ART LIFE

Cast:

David Lynch

Trama:

Ritratto di un artista da giovane, raccontato dall'artista da vecchio. Tallonato da tre filmmaker appassionati ai suoi film, dopo oltre dieci anni di richieste, David Lynch ha aperto le porte del suo studio da pittore tra le colline di Hollywood e si è disposto a raccontarsi, forse anche per lasciare una narrazione di sé all'ultima figlia, Lula, nata nel 2012. The Art Life, la vita da artista del regista di Missoula, Montana gradualmente si manifesta per ciò che è, ossia l'inizio di tutto. Non c'è intento parodico (niente Vita da bohème alla Aki Kaurismaki) né apologetico: assistiamo a un flusso ben congegnato di riflessioni associate a immagini artistiche, frutto dell'incessante lavoro di Lynch.
Lynch è nato come pittore e solo successivamente si è applicato al linguaggio cinematografico, grazie al pittore Bushnell Keeler (1924-2012), padre dell'amico Toby, suo vicino di casa in Virginia, quando aveva 14 anni. A ricordare l'importanza dei mentori, Keeler gli regalerà un testo illuminante di un altro pittore americano, The Art Spirit di Robert Henri, spronandolo a tornare a studiare arte a Philadelphia, dove inizierà i primi esperimenti di tecnica mista di live action e animazione, coi quali approderà a Los Angeles grazie a una borsa di studio. Il film si conclude proprio sulla lavorazione di Eraserhead («la mia esperienza più bella e felice nel cinema»).

Con un'intuizione potente gli autori decidono di intervistare il loro amato oggetto non inchiodandolo a un set in interni e allo sguardo in macchina. Così aggirano l'effetto di ridondanza delle interviste a tavolino e mimano anche la discrasia tra suono e visione, tratto tipico dei suoi film. La voce di Lynch scorre sul suo stesso lavoro in studio: tra tele, pennelli, vernici, fili di ferro, plastiche, colle e infinite sigarette, tazze di caffè e piccoli tic delle dita. Il film si pone come esperienza immersiva nella sua creatività e nelle sue aspirazioni precedenti allo status di icona del cinema d'autore. Il background si rivela un'infanzia serena e piena d'amore, nonostante i tanti trasferimenti della famiglia, un'adolescenza fatta di tipici sconvolgimenti e cattive compagnie, e una divorante tendenza a cercare la propria strada. Con estrema naturalezza scaturiscono dal flusso i moventi della sua opera cinematografica, mai riproposta in video, come ad esempio il racconto della donna nuda che cammina di notte sotto choc per strada, la sua prima assunzione di droghe associata all'immagine delle linee divisorie delle corsie stradali. Il lato oscuro sotto la superficie di serenità, di amore familiare (lui parla di foundation of love, delle vere e propria "fondamenta" d'amore). Se François Truffaut sosteneva che «fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, prolungare i giochi dell'infanzia», nel caso di Lynch, oltre che ai giochi, il processo si estende notoriamente ad incubi, manie, ossessioni, angosce.

Si tasta quindi alla fonte l'atteggiamento antiaccademico, l'irrequietezza giovanile del regista (con una rapida apparizione dell'art director e production designer Jack Fisk, a vario titolo sodale in Eraserhead, Una storia vera, Mulholland Drive), il passato che «colora» come motore della creatività. «Vivevo tre vite: quella con i miei amici, con cui facevo cose, quella vera, dove mi occupavo di altre cose, e infine il mio studio... Temevo ciò che poteva scaturire dall'incontro dei miei mondi».

Novanta minuti estrapolati da 700 ore di girato, realizzati anche grazie ai fan su piattaforma di crowdfunding, che arrivano nelle sale italiane a completare l'immaginario esibito, tra dipinti e video, dalla mostra alla Triennale di Milano The Air Is On Fire (2007/8). E si pongono come un manifesto di euristica, un'esortazione alla divagazione e alla permeabilità e alla ricerca della libertà, a dispetto di ogni segnale contrario. «Gli incidenti, la distruzione di qualcosa possono condurci a qualcosa di buono. L'ecce

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