Trama PINO DANIELE - IL TEMPO RESTERÀ | Sky Cinema
PINO DANIELE - IL TEMPO RESTERÀ

PINO DANIELE - IL TEMPO RESTERÀ

108'2017Documentario
  • Regia:
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 108'
  • Data di uscita: 2017
  • Titolo originale: PINO DANIELE - IL TEMPO RESTERÀ

Cast:

Pino Daniele, Emin Ceylan, Clementino, Stefano Bollani, Rino Zurzolo, Enzo De Caro, Giuliano Sangiorgi, Daniele Sanzone, Claudio Amendola, Maurizio De Giovanni, Renzo Arbore, Massimo Ranieri, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, Joe Amoruso, Sandro Ruotolo, Phil Manzanera, Peppe Lanzetta, Eric Clapton, Luciano Viti, Al DiMeola, Maldestro, Enzo Gragnaniello, Rosario Iermano, Enzo Biagi, Selif Keita, Ezio Bosso, Gaetano Daniele, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia, Rosalino Cellamare, Eros Ramazzotti, Lorenzo Jovanotti, Peppe Servillo, Roberto Colella, Lina Sastri, Vasco Rossi, Ciro Ferrara, Bianca Guaccero, Giorgia Todrani

Trama:

Un orgoglio tutto italiano. Anzi, napoletano. Ha un tocco, un approccio affettuoso e riconoscente (ma tutt'altro che fanatico), questo primo tributo al bluesman partenopeo che arriva in sala a poco più di due anni dalla sua morte. La regia è di Giorgio Verdelli, autore televisivo con una lunga esperienza di programmi musicali (tra cui anche Unici per Rai); è subito evidente la sua volontà di aprire a una pluralità di voci e immagini, per rappresentare la portata socioculturale e non solo emozionale che la musica di Daniele ha trasmesso e continua a trasmettere al suo vasto pubblico. Il regista, com'è giusto, parte da Napoli, dalle sue strade e dai suoi tetti, dalla sua luce e dai suoi umori, dalle vele di Scampia alla galleria Umberto I, per raccogliere la sfida di dire qualcosa di nuovo sulla città senza cadere nella retorica celebrativa. L'obiettivo è raggiunto grazie alla scelta di dare valore a molti testimoni vicini al cantautore. Ognuno di loro partecipa, con la propria tessera di verità calda, alla composizione di un mosaico particolareggiato. Tenendo insieme passato, presente e futuro (perché «noi andiamo via e il tempo resterà», riprendendo le parole di Daniele che danno il titolo al film), Verdelli interpella non solo i compagni di viaggio del "supergruppo" napoletano dell'album "Vai mo'" (1981) - Rino Zurzolo (basso), Tullio De Piscopo e Tony Esposito (percussioni), Joe Amoroso (piano), James Senese (sax), fatti artatamente salire a bordo dell'autobus guidato dall'attore Enzo Decaro, in un silente amarcord - ma anche le nuove generazioni che si sono nutrite della creatività di Daniele e che l'hanno fatta propria, come Clementino, Daniele Sanzone di A67, Maldestro... Oltre ovviamente ad un gruppo ristretto di amici (Beppe Lanzetta, Enzo Gragnaniello, Fausta Vetere e Corrado Sfogli della Nuova Compagnia di Canto Popolare) ed esperti (Renzo Arbore, Sandro Ruotolo, Maurizio Di Giovanni) che ricordano come a Napoli si può distinguere tra un "prima" e un "dopo" il nuovo sguardo del mondo (e dei napoletani stessi) sulla città portato dalla musica di Daniele. Il film ha poi il pregio di attenersi alle "linee guida" della politica di Daniele (tratte da interviste registrate tra il '78 e il 2014), musicista tout court: talento compositivo, saggezza e faccia tosta di chi conosce e ama la strada, zero glamour e tanta curiosità per la sperimentazione (riassunte nella presentazione/prologo per voce di Jovanotti: «umanità, umiltà, semplicità»). Caratteristiche professionali e umane che gli sono valse la stima e l'ammirazione di alcuni dei migliori musicisti del pianeta: da Wayne Shorter ad Al Di Meola, da Eric Clapton a Pat Metheny, da Gato Barbieri a Chick Corea.

Non ci sono sbavature da fan club (a parte un aneddoto che coinvolge una chitarra all'asta e la voce narrante, Claudio Amendola) ma pareri pertinenti di colleghi: Vasco Rossi ammette di averne invidiato la scrittura di alcune hit, Massimo Ranieri gli riconosce la capacità di aver portato la canzone napoletana fuori dal suo ambito, Ezio Bosso e Stefano Bollani ne sottolineano con parole diverse la stessa virtù: «l'approccio polifonico», la capacità di scrivere pensando alla felicità di tutti gli strumentisti. Come accade spesso all'opera dei grandi, una semplicità che dissimula molto bene lo studio costante e la complessità.

Il film delinea come nella musica di Pino Daniele abbiano convissuto, a fasi alterne, la scoperta e l'armonizzazione di generi lontani come il funk blues e la canzone melodica (in un momento in cui si era molto meno aperti di oggi ad accogliere tale fusione), il recupero e l'innovazione della tradizione napoletana, la rivoluzione del dialetto, elevato a codice sovranazionale, cifra identitaria (e insieme anche ostacolo, per il pubblico non meridionale).

Ne risulta il profilo di un uomo roccioso, dall'ironia sorniona ma graffiante (come dimenticare "questa lega è una vergogna / noi crediamo alla cicogna /

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