Trama RUBANDO BELLEZZA | Sky Cinema
RUBANDO BELLEZZA

RUBANDO BELLEZZA

94'2015Documentario
  • Regia: Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli, Danny Biancardi
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 94'
  • Data di uscita: 2015
  • Titolo originale: RUBANDO BELLEZZA

Cast:

Bernardo Bertolucci, Lucilla Albano Bertolucci, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Morando Morandini

Trama:

È il 'romanzo di famiglia' il modello narrativo e metrico che Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli e Danny Biancardi assumono per raccontare la costruzione dell'identità familiare dei Bertolucci. Le loro divagazioni sapienti, le loro forme diramate e ampie, le loro autobiografie romanzesche, dichiarate in un titolo domestico ("La camera da letto"), dissimulate dietro la luna o accordate col dolce rumore della vita. Avviato dal poema e dall'intima stanza di Attilio Bertolucci, appassionato lettore della Recherche, Rubando bellezza restituisce allo spettatore il calore della vita che percorre e investe l'attività artistica della famiglia Bertolucci, tagliando la prosa e scolpendola ritmicamente fino a creare una zona franca al confine tra biografia, racconto, riflessione, testimonianza, recitazione, omaggio.
Tre sguardi e tre videocamere per rubare la bellezza e non perderne nemmeno un frammento, per trattenere quello che per sua natura non si lascia afferrare. Interviste, letture, materiali d'archivio, sequenze, lampi drammaturgici, tessono i tempi e gli spazi dei Bertolucci, alternando la poesia alla prosa, le impennate liriche ai respiri elegiaci, la geometria alla geografia. Perché la storia di Attilio, Bernardo e Giuseppe Bertolucci parte dalla campagna parmense e muove verso Roma dove i figli del poeta riconquistano l'eredità paterna facendo originalmente loro ciò che di loro era stato fatto dal padre. Ricevono il dono del genitore attraverso un atto soggettivo di ripresa che si deposita sui movimenti di macchina di Bernardo e su quelli scenici di Giuseppe. "Materia di canto" del padre, che sublima nei versi il mondo domestico e la conflittualità generazionale, restituendoli come Stendhal "fantasticati" nella luce della memoria involontaria, Bernardo e Giuseppe praticano rispettivamente centro e margine del mondo con la consapevolezza che la storia non comincia da loro ma che a loro spetta esaltarla nel presente e consegnarla al futuro come eredità di valori.
Wetzl, Bagnoli e Biancardi intercettano quel movimento attivo di riconquista del lascito paterno che innerva le ragioni del cuore e il cuore delle loro imprese e ne fanno l'architettura di un documentario che insegue con accanita volontà amatoriale l'estetica del super 8. La forma abbraccia il suo contenuto restituendo un patrimonio familiare che è insieme patrimonio nazionale. Ma più dei versi, dei film, dei testi che i Bertolucci hanno prodotto, gli autori cercano quello che si suppone latente, scritto sul rovescio, il paesaggio della reminescenza e della favola in cui hanno coltivato la loro arte. Nella Padania, luogo fisico e mentale, tra pianure di campagna e interni domestici, luoghi di lavoro e architetture vegetali, paesaggio agrario e fluviale, emergono i temi dell'identità, del tempo e della memoria che ciascuno di loro ha declinato nel corso della carriera.
Rubando bellezza pesca in quel passato biografico e poetico un sentimento estetico collettivo scaturito da un luogo, da un ambiente e da un periodo storico-sociale. Sentimento isolato, riutilizzato e attualizzato. Con i piedi ancora saldi nell'erba, alla maniera dei loro spettacolari soggetti, Wetzl, Bagnoli e Biancardi ripercorrono quel paesaggio di figure nascoste e prodigi, il volto e la storia di chi, perduto alla forma terrena, sopravvive in quella lirica, nelle testimonianze esecutive e appassionate di Bernardo Bertolucci, Lucilla Albano, Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni.
Un movimento dolce e sinuoso di risalita verso le sorgenti del Cinghio di Attilio, dentro il Novecento di Bernardo, nelle cose da dire di Giuseppe. Davanti allo spettatore si spalancano finestre che affacciano sulla vita delle forme che hanno modellato la loro relazione e definito la coincidenza dello sguardo. E i prati di Casarola sono il territorio in cui rientra quello sguardo e da cui (ri)parte, aprendo nuovi orizzonti, allontanando la fuga riparatrice, "volgendo i passi fuori". Declinando dolcemente lungo la line

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