Trama PER UN FIGLIO | Sky Cinema
PER UN FIGLIO

PER UN FIGLIO

74'2016Documentario
  • Regia: Suranga Deshapriya Katugampala
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 74'
  • Data di uscita: 2016
  • Titolo originale: PER UN FIGLIO

Cast:

Kaushalya Fernando, Julian Wejesekara, Nella Pozzerle

Trama:

Nella provincia del Nord Italia una donna cingalese lavora come badante ed è madre di un figlio schivo che rifiuta il dialogo chiudendosi nel suo mondo di adolescente. Tra i due non c'è comunicazione, la donna deve affrontare un lavoro difficile per mantenere proprio quel ragazzo che continuamente la rifiuta attraverso il silenzio e l'indifferenza.
Per un figlio è il film di Suraga Deshapriya Katugampala presentato alla 52ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Di Pesaro dove ha ottenuto la menzione speciale della giuria, il regista nato nello Sri Lanka vive in Italia da moltissimi anni.
Come avviene nella letteratura si può parlare allo stesso modo di "cinema transculturale"? Forse le etichette sono troppo limitanti, Per un figlio è un film che attraverso la quotidianità, i silenzi, i gesti che si ripetono e i drammi soffocati racconta la storia delle difficoltà di una questione così complessa come quella dell'integrazione. Con uno sguardo quasi documentaristico il regista cerca di mostrare la realtà di un piccolo microcosmo di provincia: il lavoro, la solitudine, la difficile età dell'adolescenza, tutte questioni che poi convergono in quello che è il dramma del riuscire a sentirsi parte di una comunità. Rifiutare la propria madre forse è il sintomo di non voler riconoscere le proprie origini, non accettare di essere diverso a causa di un problema molto più profondo, integrazione non vuol dire soltanto sentirsi parte di un gruppo (in questo caso il ragazzo ha soltanto amici italiani) ma eliminare qualsiasi livello di alterità pur mantenendo le diversità.
Tornando infine al discorso della transculturalità, è interessante sottolineare come il lavoro di questo regista venga realizzato non dal punto di vista di un "migrante" ma cercando di avere uno sguardo oggettivo che ricade soprattutto sulla relazione tra madre e figlio. Viene infatti lasciata da parte ogni retorica, ciò che parla è proprio il silenzio, la pausa e i momenti sospesi, forse quelli più drammatici e toccanti.

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