Trama THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO | Sky Cinema
THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO

THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO

97'2017Commedia
  • Regia: Alessandro D'Alatri
  • Genere: Commedia
  • Paese: Italia
  • Durata: 97'
  • Data di uscita: 2017
  • Titolo originale: THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO

Cast:

Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli, Luca Di Giovanni, Matteo Leoni, Matteo Vignati, Guglielmo Poggi, Lidia Vitale, Thomas Peyretti, Federigo Ceci, Loris Loddi, Massimiliano Gallo

Trama:

Matteo Achilli è un 18enne della periferia romana che conta di farsi strada con il nuoto agonistico. Ma il suo allenatore gli preferisce il figlio dello sponsor della squadra, e Matteo si rende conto che in Italia non è il merito che conta, bensì la raccomandazione. Essendo anche un ottimo studente accettato all'università Bocconi di Milano, Matteo decide di non arrabbiarsi ma di prendersi la sua rivincita, e inventa un social network che classifica gli applicanti ad ogni incarico professionale in base al merito utilizzando un algoritmo matematico che valuta in base a parametri oggettivi il background accademico del candidato.
Il fatto che il motore di ricerca si chiami Egomnia dovrebbe già suonare come un campanello d'allarme, e nella realtà le pagine dei giornali si sono ingegnate a delegittimare Matteo e la sua invenzione. Ma Alessandro D'Alatri, da sempre paladino di chi cerca di combattere il sistema dal di dentro con sana ostinazione provinciale, ha preferito concentrarsi sulla parabola di un ragazzo che prova ad emergere nonostante nuoti in un mare di squali (non è un caso che nel film le metafore acquatiche abbondino). La pietra di paragone, evidente fin dal titolo, è The Social Network, anche perché il raffronto fra Matteo Achilli e Mark Zuckerberg è la stoffa di cui sono fatti i titoli dei giornali che hanno raccontato questa storia. Ma D'Alatri ha avuto abbastanza buon senso da non mettersi in diretta competizione con il capolavoro di David Fincher, prendendo a prestito da lui soltanto la velocità di montaggio, necessaria per trasportare la regia nella contemporaneità (si pensi per contrasto alla magnifica lentezza di uno dei primi film di D'Alatri, Americano rosso) ma anche per gestire cinematograficamente una delle attività visivamente più noiose: la programmazione di un computer. Ciò nonostante il film sembra un rimando al passato, come se fosse ambientato negli anni Ottanta: il paradigma filmico diventa allora quel Wall Street che nel lontano '87 descriveva l'ascesa e caduta di uno yuppie intento a mangiarsi l'anima, oltre che la rucola. E la Milano di The Startup sembra ancora quella da bere, come se la crisi non avesse colpito anche le strade all'ombra del Centro Direzionale.
La confezione del film è eccellente, curata nei dettagli, veloce nelle transizioni narrative e divertente nel senso spettacolare del termine. Anche il cast è di ottimo livello, a cominciare da Andrea Arcangeli nei panni di Matteo Achilli, per proseguire con Paola Calliari (la fidanzata Emma), Matilde Gioli (la bauscia milanese: un ruolo che dovrà abbandonare, se desidera una carriera variegata), Massimiliano Gallo (il padre di Matteo) e soprattutto Luca Di Giovanni nei panni dell'ingegnere smanettone che aiuta Achilli a sviluppare il software di Egomnia. D'Alatri ha avuto anche la saggezza di eliminare ogni inutile verbosità dal racconto, anche se troppo spesso al silenzio ha sostituito musiche sparate a palla (la colonna sonora è di Pivio e Aldo De Scalzi). La fotografia lucida e crudele di Ferran Paredes Rubio (recentemente dop di Indivisibili) fa il resto, rendendo The Startup quel che si definisce un'esperienza visiva piacevolissima. Quel che difetta al film è la mancanza di un sostrato che tratteggi l'ambiguità dei personaggi, architrave naturale della storia: se infatti Matteo per tre quarti del film pare un eroe senza macchia e senza paura (o meglio: in grado di superare la propria paura), nell'ultimo quarto cede a mille seduzioni. Sarebbe stato più interessante seminare da subito l'ambivalenza delle sue pulsioni, o affrontare la sua compulsione a millantare il proprio valore in un presente in cui lo storytelling conta più della realtà. La storia di Matteo, cinematograficamente parlando (ché della storia vera si stanno occupando fin troppo i giornali, con la consueta tendenza a sparare sulla Crocerossa), doveva essere un tiro alla fune fra ambizione e insicurezza, sogni di gloria e frustrazione, egocentrismo e v

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