Trama PARLIAMO DELLE MIE DONNE | Sky Cinema
PARLIAMO DELLE MIE DONNE

PARLIAMO DELLE MIE DONNE

124'2014Commedia
  • Regia: Claude Lelouch
  • Genere: Commedia
  • Paese: Francia
  • Durata: 124'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: PARLIAMO DELLE MIE DONNE

Cast:

Johnny Hallyday, Sandrine Bonnaire, Eddy Mitchell, Irène Jacob, Pauline Lefèvre, Sarah Kazemy, Jenna Thiam, Agnès Soral, Isabelle de Hertogh, Valérie Kaprisky

Trama:

Jacques Kaminski è un importante fotografo che ha trascorso la sua esistenza in giro per il mondo amando numerose donne e mettendo al mondo delle figlie delle quali si è sempre occupato ben poco. Arrivato ormai attorno ai settanta anni si trova in una splendida abitazione sui monti con la sua nuova compagna ed è lì che, senza che lui se lo aspettasse, le figlie lo raggiungono. Loro conoscono il motivo della visita. Lui no. Claude Lelouch dedica questo film ai suoi figli. Sono sette avuti da cinque donne diverse ed afferma che nemmeno il giorno del suo funerale pensa che si ritroveranno tutti insieme. Ecco allora che la voglia (che ha sempre avuto) di mettere parte della propria biografia nei suoi film qui si tematizza e trova un valido apporto nel volto scavato di un Johnny Halliday che ritrova quarant'anni dopo L'avventura è l'avventura. Questo film del 2014 giunge finalmente sui nostri schermi dopo che per un decennio la censura di mercato aveva lasciato fermi al confine di Ventimiglia i suoi lavori. Nei quali aveva continuato a dare sfogo alla sua vena moltiplicatrice di storie e di percorsi quasi che il suo cinema dovesse continuare ad essere paragonabile a un delta estremamente ramificato. Ma ogni film di Lelouch è al contempo una conferma, una sorpresa e una specie di punto fermo. È come se avesse la costante necessità di ripetersi ma, al contempo, non potesse fare a meno di rimettere in discussione le presunte "certezze" che il pubblico e la critica hanno acquisito su di lui. In questa occasione è la sua stessa dimensione privata che viene messa a nudo attraverso il personaggio non di un regista ma comunque di qualcuno incline ad osservare: un fotografo. Qualcuno che non ha mai smesso di vivere e che ha fatto della seduzione la propria arma vincente lasciando poi al caso o all'azzardo di occuparsi delle responsabilità genitoriali. A Jacques molto probabilmente Una vita non basta e questo ha fatto sì che la sua prole, tutta femminile, lo detesti e lo ami al contempo. Va notato, per inciso ma non solo, che il titolo originale ha una presa che quello italiano annulla edulcorandola. Si potrebbe infatti tradurre letteralmente con "Stronzo, ti amiamo" il che la dice lunga su ciò che il regista ritiene (o spera) che i suoi figli pensino di lui.

La rimessa in discussione la si trova anche sul piano della sceneggiatura che questa volta non prevede un moltiplicarsi di storie né salti avanti e indietro nel tempo. Ci collochiamo in montagna e lì rimaniamo sotto lo sguardo vigile di un rapace che viene un po' didascalicamente associato al protagonista. Ma Lelouch è Lelouch e, a un certo punto della narrazione, non riesce a trattenersi e innesta in questo ritratto di famiglia elementi di un altro genere che non sono disturbanti ma non erano neppure necessari. Ovviamente non possono mancare omaggi a cantanti che stanno nel suo cuore così come citazioni del cinema del passato e, dulcis in fundo, un riferimento a un evento sportivo che si traduce in un'autocitazione per coloro che conoscono a fondo la sua filmografia. Perché a un certo punto sulle strade alpine passa una tappa del Tour de France. L'allora ventottenne Claude a bordo di una moto realizzò il documentario "Pour un maillot jeune". Passione per le due ruote? Forse ma anche (e sicuramente) bisogno di denaro per far ripartire la sua casa di produzione sull'orlo del fallimento. Per lui nulla va lasciato di intentato pur di poter coltivare quella passione che è diventata professione e riflette la vita: il cinema.

Mostra altro