Hunter S. Thompson: cinema, rum e deliri

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Johnny Depp e Bill Murray nei panni di Hunter S. Thompson (il disegno di zio Duke è tratto da Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Uncle_Duke)

Dopo Paura e delirio a Las Vegas, Johnny Depp interpreterà di nuovo l'ideatore del cosiddetto “Gonzo journalism” in The Rum Diary, in uscita il 24 aprile. Ma non è la prima volta che Thompson viene ritratto in film o fumetti

di Marco Agustoni

Martedì 24 aprile Johnny Depp porterà ancora una volta la vita di Hunter S. Thompson su grande schermo con The Rum Diary, film tratto dal libro Cronache del rum (Dalai editore), in cui il giornalista e scrittore di culto raccontava dei suoi esordi come reporter nell'isola di Porto Rico. Nella pellicola Depp interpreta Paul Kemp, alter ego di Thompson, che tra alcol, bionde e situazioni improbabili muove i suoi primi passi in un quotidiano locale.

Si tratta della seconda volta in cui il divo hollywoodiano veste i panni di Hunter S. Thompson, dopo la magistrale interpretazione data in Paura e delirio a Las Vegas, altro film tratto dagli scritti del giornalista: allora il personaggio si chiamava Raoul Duke, ma come Kemp si trattava di un semplice pseudonimo. Certo, le avventure di The Rum Diary sembrano roba da educande, paragonate alle bravate lisergiche di Paura e delirio, ma si vede che la pasta è la stessa. Insomma, il "pirata" Johnny sembra nutrire una vera e propria fascinazione per quest'icona alternativa, e con lui tanti altri artisti, attori, registi e fumettisti. Ma che cosa aveva di così speciale questo individuo, per esercitare una tale influenza sulla cultura a venire?

Hunter S. Thompson era un reporter, ma invece di limitarsi a un mero resoconto dei fatti, impregnava il proprio stile narrativo di soggettività, ponendo in primo piano l'esperienza personale rispetto alla cronaca. Insomma, una sorta di "rivoluzione copernicana" che portò alla nascita del cosiddetto Gonzo journalism, ovvero un particolare stile giornalistico che pone l'autore al centro dell'attenzione. Il più celebre esempio di questo genere è proprio Paura e disgusto a Las Vegas (Bompiani), resoconto di un reportage per la rivista Rolling Stone, che si trasforma in breve in un viaggio delirante a base di allucinogeni. Il libro fu portato al cinema (in Italia con un titolo leggermente modificato) dall'ex Monty Python Terry Gilliam, che per incarnare Raoul Duke/Hunter S. Thompson pensò per l'appunto a Johnny Depp. Questi, attore metodico e appassionato, per prepararsi alla parte decise di passare sei mesi in compagnia del bizzoso e bizzarro scrittore, fino a diventare un suo grande amico.

È a questo punto che realtà e finzione entrano in cortocircuito, perché fu proprio Depp a ritrovare con Thompson, frugando tra alcuni scatoloni, un suo vecchio libro, ossia Le cronache del rum, scritto sul finire degli anni '50 ma fino ad allora inedito. L'attore ne rimase così entusiasta da convincere il suo nuovo amico a farlo pubblicare. E di lì al film, interpretato dallo stesso Johnny. Che peraltro avrebbe dichiarato l'intenzione di portare al cinema altri libri di Hunter S. Thompson, deceduto nel 2005. "Lo interpreterei all'infinito" ha affermato Depp, "per me è un modo di fare visita al mio vecchio amico, che mi manca così tanto".



Ma l'interprete di Edward mani di forbice e della saga dei Pirati dei Caraibi non è stato l'unico attore a indossare i panni di questo controverso personaggio: prima di lui ci aveva già provato a inizi anni '80 Bill Murray in Where the Buffalo Roam, storia incentrata su Thompson e sul suo prorompente avvocato Oscar Zeta Acosta, già presente in Paura e disgusto a Las Vegas con il nome di dr. Gonzo e scomparso nel nulla nel 1974. Quindici anni dopo, venuto a sapere dell'impegno di Johnny Depp nel film di Gilliam, pare che Murray abbia preso da parte il suo collega per avvertirlo: "Stai attento quando interpreti Hunter, perché non se ne va più via". E a giudicare dall'ossessione di Depp per il giornalista e scrittore, probabilmente Bill aveva ragione.

Ma l'influenza di Hunter S. Thompson è andata ben oltre il cinema, arrivando a estendersi a musica, libri e molto altro. Ne è un perfetto esempio un fumetto, ovvero Doonesbury, popolare e longeva strip umoristica di Garry Trudeau, di cui uno dei personaggi più popolari è lo zio Duke, un faccendiere senza scrupoli ispirato in maniera palese a Thompson, sia nell'aspetto fisico, sia nella tendenza a cacciarsi nelle avventure più folli. In principio questi non gradì l'omaggio di Trudeau, ma con gli anni arrivò ad apprezzare il suo alter ego disegnato.



Insomma, già dal poco che si è scritto emerge il ritratto di un personaggio come se ne vedono pochi. Se poi a ciò aggiungiamo che Hunter S. Thompson è stato anche candidato sceriffo nella città di Aspen, fiero sostenitore dei diritti civili e della liberalizzazione delle droghe e al contempo fervente appassionato di armi da fuoco, è possibile cogliere ancora un po' del fascino contradditorio di questo personaggio, che con The Rum Diary sta per tornare su grande schermo a scuotere le nostre coscienze. O forse semplicemente a comportarsi come un cialtrone, a voi la scelta.