Cinema italiano all’ultima spiaggia

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Catherine Spaak e Vittorio Gassman in uno screenshot tratto da il Sorpasso

Estate 2017:  Gli italiani preferiscono trascorrere le Vacanze  in Italia. Meta preferita: Il mare. Un po' come accadeva dagli anni 50 agli anni 70, quando il  ferragosto era in bikini, le veneri arrostivano al sole, le domeniche si passavano sulla  battigia e le spiagge erano le mete più raccontate da registi come Dino Risi, attraverso film che hanno fatto la storia del Cinema.



Tutto inizia Una domenica d’agosto. Per la precisione il 7, giorno di San Gaetano. E’ l'estate del 1949.
Sul litorale di Ostia, Luciano Emmer, tra una frittata con cipolle cucinata da Ave Ninchi e un Mastroianni doppiato da Sordi, firma la sua prima cartolina cinematografica.  Il neorealismo rosa si prende una vacanza. Il mare di Roma  bagna i poveri ma belli e pure i ricchi molto brutti. Da quelle acque, allora incontaminate, nasce la prima commedia balneare. 
Sono gli anni 50.  Sulla battigia di Alassio è scandalo per il bikini esibito da Valeria Moriconi in La spiaggia di Lattuada. Sulle rive laziali si palesano Marisa la civetta, La famiglia Passaguai e Albertone, improbabile seduttore.



Con gli anni 60 scoppia il Boom e financoil boom del filone balneare.
Film come Brevi amori a palma di Maiorca, Peccati d’estate, Ferragosto in bikini, Scandali al mare, Veneri al sole, Spiaggia libera, Diciottenni al sole, Tipi da spiaggia, Una domenica d’estate, Costa azzurra, Il treno del sabato, Ischia operazione amore impazzano sugli schermi quanto le zanzare nelle arene estive. La smania per villeggiatura, di goldoniana memoria, contagia tutti e tutti al pari delle bonazze in due pezzi, concupite dai natanti di genere maschile.

Eppure, all’ombra di quelle maggiorate in fiore, affiora il disagio, la solitudine, l’affanno.  Il talentuoso cantore della faccia nascosta di una stagione spensierata è Dino Risi. Basta pensare alla pallonata che risveglia Vittorio Gassman nel Sorpasso dopo una notte trascorsa a dormire in riva al mare. O all’imbarazzo di Trintignant sulla riviera di Castiglioncello, imprigionato in camicia e pantaloni.
Risi sbertuccia pure il gallismo italico con l’episodio Latin Loverdei Mostri giocato sulle note di Abbronzatissima, senza dimenticare l’episodio finale del film con i pugili suonati e tornati bambini sullo sfondo di uno stabilimento deserto.



Insomma, per  Risi è arrivata la bufera. Solo che, come dice una smorfiosa ne Il Giovedi:A me il temporale  mi eccita da morire”. Si balla il twist sotto la pioggia, perché del doman non v’è certezza. Persino le suore non rinunciano ai bagni in mare, mentre Walter Chiari gonfia i muscoli pettorali. Ma sotto il costume niente.  E’ la morte in vacanza.
In L’ombrellone, alla stregua di un entomologo, Risi cataloga il brulicante carnaio di varia umanità che alberga sul litorale romagnolo. E proprio la varesotta Cliela Valdameri ci rammenta quanto partire sia un po’ morire:
"Poverina. Le è morto il marito  la settimana scorsa. Vengono lo stesso qui  perché sa hanno pagato per tutta la stagione . ma fanno una vita riservata.”

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In sottofondo pare di sentire le parole scritte da Cesare Pavese: "Avevo venendo al mare di dover trascorrere giornate formicolanti di sconosciuti, e serrar mani e ringraziare e intavolare conversazioni con un lavoro da Sisifo."
E Mentre l'ingegner Tognazzi sconta La voglia matta per la lolita Catherine Spaak sulla sabbia del Circeo, La spiaggia si trasfigura nell’anticamera per l’inferno.  Così La dolce vita di Fellini finisce a Fregene,  in un mare di sabbia. “Ma che c’avrà da guardare questo ?”dice Marcello fissando il mostro  morto da 3 giorni . Aveva ragione Nietzsche:
“Se guarderai a lungo nell'abisso, anche l'abisso guarderà dentro di te.”

Negli anni 70 la spiaggia diventa davvero l’ultima. Mare inquinato. Divieto di balneazione  sono i molesti compagni di viaggio di tanti vacanzieri. Ed è ancora Risi a farci ricordare: “Come era bello il mare quando eravamo bambini. Quando le vacanze erano un'avventura”. Ma a dirlo è il faccendiere Lorenzo Santenocito, protagonista di In Nome del popolo italiano, uno che certo non sarà mai tra quegli italiani costretti a passare l'estate in casa.