Redford, il cowboy che crede nel cambiamento

Sky Cine News ci racconta la giornata veneziana caratterizzata dall'arrivo del grande Robert Redford e del suo film "The company you keep" di cui l'attore americano e interprete e regista

E' stato accolto da un bagno di folla e applausi in sala stampa il protagonista della giornata, Robert Redford, arrivato a Venezia con Shia LaBeouf per "The company you keep" di cui Redford è regista e interprete. La pellicola porta sul grande schermo la storia raccontata nel romanzo di Neil Gordon, qui sceneggiato da Lem Dobbs, di cui è protagonista l'avvocato Jim Grant, padre di una bambina dodicenne, che dopo trent'anni vissuti sotto falso nome, è costretto alla fuga da un giovane ed intraprendente cronista, Ben Shepard (Shia LaBeouf) scatenando, in tutto il Paese, una vera e propria caccia all'uomo. Grant, infatti, vive in clandestinità per aver preso parte, negli anni Settanta, del gruppo Weather Underground, una delle organizzazioni più violente di quegli anni in Usa che si batteva contro una delle pagini più terribili della storia: la guerra in Vietnam.

"Il motivo di base che mi ha avvicinato a questa storia, ha spiegato Redford, è stato il fatto che rispetto a quegli eventi, mi sembrava ora possibile guardare indietro con una certa distanza. Non si trattava infatti di riportare sullo schermo degli eventi ma raccontare la storia osservando il modo in cui queste persone dovevano affrontare la realtà dopo tanti anni di anonimato. A livello personale, invece, mi piaceva la similitudine tra questo racconto e I Miserabili. Il film tratta di ciò che farà un uomo per l'amore della figlia. Il resto sta sopra a tutto questo". Per la prima volta a Venezia, Redford ha commentanto anche il difficile momento che sta attraversando l'Europa e gli Stati Uniti: "L'Europa ha una storia millenaria che il mio Paese non ha e questo è tangibile. Oggi negli Stati Uniti c'è una gara in atto: c'è chi pensa che il cambiamento sia positivo, chi invece sostiene che questo faccia perdere delle sicurezze ed è una battaglia che mi rattrista. Se guardo dietro alla storia del mio Paese, vedo sempre gli stessi errori. E sono sicuro che ci sarà sempre bisogno di aggiustare un'ingiustizia. Non ci sarà mai bianco e nero ma una zona grigia. Mi auguro tuttavia che ogni generazione possa diventare una guida di quella successiva: non dobbiamo lasciar loro quel che sta marcendo".