Un Taxi chiamato desiderio

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Robert De Niro in una scena del film "Taxi Driver". Immagine: frame dal film.

Da “Taxi Driver ” (in onda Sabato 17 novembre su Sky Cinema Cult per celebrare i 70 anni di Martin Scorsese) a “Collateral”, Yellow Cab è da sempre sinonimo di cinema. E non solo quello giallo a stelle  e strisce…

di Camilla Sernagiotto

Non c’è thriller, horror o commedia in cui non se ne veda uno in sottofondo.
Non c’è film ambientato negli ultimi 50 anni dove non passi in qualche scena.
Si tratta del taxi, il mezzo di trasporto più amato dal grande schermo.
Solo nei western non ne vediamo, per esigenze di copione.
Per il resto, tutti i generi se ne servono da sempre.

E se la maggior parte dei film ambientati a New York si serve dei Yellow Cab della Grande Mela come elementi della scenografia, ci sono anche registi che hanno deciso di omaggiare il tassì rendendolo protagonista delle loro pellicole.
Primo tra tutti, il Maestro Martin Scorsese nel 1976 scelse di affiancare al mitico Robert De Niro un protagonista d’eccezione: il suo taxi, appunto.
Quella scelta gli valse la Palma d’oro al 29º Festival di Cannes.
I personaggi principali di quella pellicola cult che va sotto il nome di Taxi Driver sono due: Travis alias Bob De Niro e lo Yellow Cab con cui percorre le strade più malfamate di una New York notturna da incubo.
Per immedesimarsi nel ruolo, il divo di Hollywood conseguì veramente la patente da tassista, facendo pratica di notte come nel film.
Il risultato? Un capolavoro a livello di recitazione, regia, sceneggiatura e chi più ne ha più ne metta.

Esattamente 28 anni dopo, un altro nome interessante del panorama cinematografico decise di rendere il taxi protagonista; si tratta di Michael Mann, che nel 2004 girò mirabilmente la pellicola Collateral.
Stavolta gli interpreti principali sono tre, ossia Tom Cruise il cattivo, Jamie Foxx il tassista buono e, ovviamente, il suo fedele autoveicolo.
Al posto della New York di Scorsese, Mann ha optato per una notturna Los Angeles che fa da sfondo perfetto alla trama thriller con sfumature noir.



Prima di Michael Mann, tuttavia, un altro regista aveva “scritturato” un taxi con tassista annesso.
Lui è Gérard Pirès, l’auto è una Peugeot 406 e al posto di guida è seduto Samy Naceri; il titolo è un omaggio al cubo, trattandosi di Taxxi, girato nel 1998 su soggetto e sceneggiatura di Luc Besson.
E se non esiste uomo a cui non prudano le mani dalla voglia di volante e cambio sentendo la frase d’apertura del film di Pirès ("Ho un aereo che parte tra 25 minuti. Se lo perdo, sono un uomo morto. Se lo prendo, lei è un uomo ricco."), lo stesso dicasi per le donzelle a cui è capitato di guardare New York Taxi: ritrovarsi con una Queen Latifah tassista da Gran Premio e una Gisele Bündchen automobilista da Autodromo è il sogno di tutte coloro che non ce la fanno più a sentire il detto “donna al volante, pericolo costante”…



Ma senza andare troppo lontano, anche il cinema made in Italy vanta numerosi titoli dedicati all’auto di piazza, come un tempo la si definiva perché parcheggiata appunto nei punti strategici e più frequentati delle città.
Addirittura al 1954 risale Peccato che sia una canaglia di Alessandro Blasetti con Sophia Loren, Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni, quest’ultimo nei panni di un tassista romano.
Nel 1963, invece, uscì I quattro tassisti di Giorgio Bianchi, commedia suddivisa in quattro episodi che hanno come comune denominatore (e protagonista) appunto lui: il taxi.



Ma il più grande film italiano sul tema è senza dubbio Il tassinaro (1983) di e con Alberto Sordi.
Incentrato sulla figura del tassista romano Pietro Marchetti (ovviamente impersonato da un eccezionale Sordi), la pellicola è farcita di incontri a bordo del suo radiotaxi Zara 87 che vanno da quello con un'esordiente Alessandra Mussolini nei panni di un’aspirante suicida a quello con Giulio Andreotti e Federico Fellini, interpretati da loro stessi.