Arbitrage, sesso e potere con Richard Gere

Sky Cine News ci porta alla scoperta dell'ultimo film del divo hollywoodiano che torna sugli schermi con un personaggio della finanza ambiguo e spietato ma non per questo credibile e divertente

Dopo le tante polemiche suscitate dall'oramai archiviato Festival di Roma (calo vertiginoso della vendita dei biglietti e polemiche sulla vittoria di "E la chiamano estate", film tra i più fischiati della rassegna capitolina) è tempo di tornare ai film che prossimamente vedremo in sala. Uno di questi che sicuramente susciterà apprezzamenti da parte di critica e pubblico sarà senz'altro "Arbitrage - Sesso, potere e denaro", film di Nicholas Jarecki con il divo Richard Gere nei panni di uno squalo della finanza americana. Detta così sembrerebbe una tematica già vista e sentita se non fosse che la pellicola capita proprio in un momento di crisi recessiva mondiale e l'argomento è sicuramente molto sentito. Soprattutto a Hollywood.

In "Arbitrage" appunto, Richard Gere interpreta il ruolo di Robert Miller, una specie di oracolo di Wall Street e patriarca della famiglia Miller, dedita ad affari finanziari: erede dell'impero è la figlia Brooke, la quale ha una buona reputazione che però è in pericolo a causa di una vendita. Il carattere di Robert Miller appare ancora più duro quando fa il so ingresso nella storia, la sua amante, un'artista europea interpretata da Laetitia Casta, e le cose si complicheranno ulteriormente quando questa perderà la vita a causa di un incidente. Di fronte alla prospettiva di distruggere la sua famiglia e far deragliare la fusione, Robert deve decidere se vuole rimanere e affrontare la situazione, o fuggire. Tra gli interpreti anche Susan Sarandon (la moglie), e Tim Roth (un detective deciso e risoluto), i quali hanno fatto delle grandi performance, ma "Arbitrage" mette indubbiamente in mostra, lui, Richard Gere, colui che spicca sopra gli altri con un'interpretazione impeccabile.

Secondo Richard Gere il personaggio da lui interpretato è per certi versi sicuramente detestabile anche se il leggendario attore di Hollywood lo ha preso in simpatia, soprattutto per i suoi difetti che lo rendono credibile e per questo divertente. Dice Gere: "Non credo si possa trionfare nella finanza senza qualche trucco, ma l'inganno alla fine si paga con l'ignominia. Il mio personaggio, Robert Miller si accosta più alla tragedia shakespeariana che al romanticismo da feuilleton. Ha qualcosa di diabolico. E' un esemplare tipico del jet-set del 21esimo secolo, che tra pranzi di lavoro, aeroporti e impegni familiari orchesta frodi che rischiano di passare inosservate".