American Nightmares, l'horror USA in 33 interviste

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Attraverso una serie di incontri con i maestri del genere, Paolo Zelati racconta in un libro il periodo del new horror americano. Leggi gli estratti dalle interviste di David Cronenberg e George Romero.

A cavallo tra la metà degli anni '60 e la fine degli '80 il cinema del terrore a stelle e strisce ha vissuto un periodo di splendore. E quel periodo ce lo racconta un libro, American Nightmares - Conversazioni con i maestri del new horror americano, edito da Profondo Rosso e scritto da Paolo Zelati, giornalista specializzato in cinema fantastico.

L'aspetto più interessante è che per riportare alla luce quell'epoca "brillantemente cupa" del cinema, Zelati chiama in causa alcuni dei maestri assoluti del genere horror, incontrati nel corso di 33 interviste inedite che spaziano dall'autore del romanzo Io sono leggenda Richard Matheson fino a John Landis, regista di Un lupo mannaro americano a Londra.

Di seguito riportiamo dei brevi estratti delle interviste a David Cronenberg, che con le sue pellicole conturbanti è diventato uno dei registi più importanti del cinema mondiale, e George A. Romero, l'uomo che ha cambiato per sempre il volto degli zombie movie. Si tratta ovviamente soltanto di piccoli assaggi: se volete leggere per intero le conversazioni con i maestri del terrore, non dovete fare altro che acquistare American Nightmare.


DAVID CRONENBERG

Come è cominciata la tua carriera nel mondo del cinema? Quando eri piccolo giravi piccoli film in Super 8 come molti tuoi colleghi contemporanei?
Direi proprio di no (ride)... io sono nato e cresciuto a Toronto, in un ambiente completamente diverso da quello hollywoodiano; non conoscevo nessuno che lavorava nel cinema e la sola idea di “farlo” era lontana anni luci dal mio mondo. Essendo sempre stato affascinato dallo storytelling, volevo seguire le orme di mio padre e diventare scrittore. Poi, un giorno, mentre frequentavo l'Università, i miei progetti cambiarono radicalmente. Uno studente che conoscevo aveva girato un film e lo presentò nel campus: per me fu come una rivelazione vedere un film vero, con il linguaggio cinematografico a cui ero abituato ma in cui recitavano persone che conoscevo! All'epoca avevo una concezione del cinema così lontana e mistica, che la cosa mi colpì profondamente. Immediatamente cominciai a leggere l' American Cinematographer e a studiare il funzionamento di lenti e macchine da presa. Non sapevo assolutamente niente di teorico e di pratico, così cominciai a frequentare i negozi che vendevano macchine da presa e a parlare con tecnici e cameraman: volevo sapere tutto.

È vero che hai cominciato a fare film horror solo per caso?
Sì e no, nel senso che non avevo preso una decisione di nessun tipo in merito ma è stata la mia immaginazione, la mia sensibilità a portarmi, quando ho cominciato a scrivere il mio primo script Shivers, in quella direzione. Letteralmente non sapevo cosa sarebbe venuto fuori dalla mia macchina da scrivere - all'epoca usavo quella -, assecondavo semplicemente la mia mente e le sue intuizioni. Non mi ero nemmeno fermato a riflettere che, effettivamente, il genere era un ottimo modo di iniziare per un cineasta alle prime armi. Solo successivamente ho scoperto che molti grandi registi, compreso Francis Ford Coppola, avevano iniziato la loro carriera facendo un film horror.

Perché nei tuoi film la sessualità è legata, spesso e volentieri, alla mostruosità?
Non credo che lo sia particolarmente... voglio dire: la sessualità è collegata a qualsiasi cosa! (ride)

Beh, però, se pensiamo ai tuoi film in generale, mi viene da pensare che non sia così facile fare l'amore!
Direi che qualche volta non lo è proprio per niente (ride)... quanta gente può vantare esperienze sessuali mostruose? Tantissima, credimi. Se pensi al sesso come una forza vitale primaria e trascinante e lo unisci all'estrema importanza che assume la fisicità, allora ogni volta che hai a che fare con la mostruosità, la passione e l'ossessione, è sempre presente un elemento sessuale. E per lo stesso motivo anche la violenza è sempre legata alla sessualità. Per me è una cosa naturale ed il mio messaggio non è che la sessualità è mostruosa oppure che lo è la sessualità irrisolta, semplicemente le dinamiche evolutive si incontrano. Non vedo come si possa parlare di mostruosità senza inserire nel discorso anche un livello di sessualità.


GEORGE ROMERO

Quando hai cominciato a sviluppare l’idea per La notte dei morti viventi, e come sei arrivato a realizzarlo?
L’idea mi è venuta dopo aver letto lo straordinario romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda. Richard è uno scrittore veramente superbo, molto facile da leggere e quel romanzo mi aveva colpito molto, ho pensato subito che fosse una storia che parlava del concetto di “rivoluzione”, capisci in che senso? (ride) Solo che Matheson aveva cominciato la sua storia a rivoluzione già compiuta: c’è solo un uomo rimasto sulla Terra e tutti gli altri si sono trasformati in vampiri. Così ho pensato: sarebbe molto interessante raccontare una storia che tornasse alle origini, alla prima notte nella quale le cose sono cominciate a cambiare... questa è stata la mia ispirazione di base. Però non potevo usare dei vampiri come personaggi “simbolo” perché li aveva già sfruttati lui, dunque mi è venuto in mente questa cosa dei “flesh-eaters”; all'inizio non avevo nemmeno pensato che fossero degli zombi nel vero senso della parola. Stavo riflettendo su cosa potesse essere un vero, incisivo cambiamento nella storia dell’umanità e così mi sono detto: cosa c’è di più radicale di un ritorno in vita dei morti? Come ho già detto, non era mia intenzione riferirmi direttamente alla figura dello zombi, anche perché, all’epoca, gli zombi erano conosciuti solo per essere quegli strani tizi caraibici... (ride) Una volta sviluppato questo concetto di base ho scritto una short story e ho pensato che ne avrei potuto trarre un film. In quel periodo io e alcuni amici avevamo una casa di produzione di commercial e film industriali e quindi eravamo già dotati di un decente equipaggiamento tecnico composto da luci, macchinari, macchine da presa, ma ci mancava il supporto audio. Così ci siamo associati con altri amici che avevano uno Studio e collaboravano con programmi radiofonici ecc. In tutto eravamo in dieci e, per cominciare la produzione, abbiamo investito 600 dollari a testa. Come prima cosa abbiamo comprato la pellicola, affittato una fattoria come location e abbiamo cominciato a girare subito, nonostante stessimo ancora lavorando sulla versione definitiva dello script. Giravamo in modo frammentario, nel tempo che ci rimaneva tra uno spot pubblicitario e un altro. Non appena avemmo a disposizione una quantità decente di materiale girato lo abbiamo mostrato a delle persone e siamo stati in grado di ottenere dei finanziamenti extra: altri 70.000 dollari che abbiamo aggiunto agli iniziali 60.000. Per la realizzazione del film ne abbiamo spesi 115.000 circa, il resto l’abbiamo tenuto. Ci siamo riusciti solo perché già avevamo una nostra piccola casa di produzione, altrimenti non credo saremmo stati in grado di farcela.