Luca e Paolo, prof per un’ora

Luca, Paolo e Canova alle prese con la pagella

Bizzarri e Kessisoglu hanno tenuto una lezione all'università Iulm. A stuzzicarli Gianni Canova, a farli sorridere tanti video che ne hanno ripercorso la storia artistica. Appuntamento su Sky Cinema 1 il 27 aprile alle ore 20.00

di Fabrizio Basso

Eccoli in università, Luca e Paolo. Allo Iulm di Milano. Un’ora di lezione che li vede un po’ docenti e un po’ studenti. Il prof indiscusso è Gianni Canova. Loro dispensano consigli, incassano battute. E le rimandano. Sono un po’ iene e un po’ cugini di campagna ma soprattutto sono simbiotici. La loro lezione sarà visibile su Sky Cinema 1 il 27 aprile alle ore 20.00. Ma noi abbiamo assistito dal vivo e ve la raccontiamo con le parole, aspettando le immagini e partendo dai dubbi dei due: “Esattamente a lezione di che cosa, il titolo è un po’ fuorviante”. E si comincia, per parole e immagini (di repertorio), che mostra Bizzarri e Kessisoglu (mi raccomando il cognome è obbligatorio perché “non siamo Luca e Paolo, abbiamo un cognome, lo pretendiamo, non siamo una coppia di cabarettisti”) nella varie stagioni della loro vita artistica.

Partiamo questa lezione a tappe con Luca Bizzarri che confessa di amare “dire le parolacce scontate, lì non c’è creatività. E poi non sono capace a perdonare. C’era una prof di filosofia che mi prendeva per il culo a liceo classico D’Oria di Genova, mi scherzava, diceva interroghiamo Bizzarri che tanto non ha studiato perché vorrebbe fare l’attore. E dunque quando sono andato a Sanremo è stata la prima cosa che ho detto sul palco…sono qui al festival di Gianni Morandi”.

E poi, ricordo dopo ricordo, c’è la trattoria dell’ammiraglio dove mangiavano a credito e quando hanno avuto il primo assegno e abbiamo ordinato champagne ha voluto vederlo: “E’ stata la prima e ultima volta che lo abbiamo pagato”. Paolo rammenta della panetteria al mare quando si è presentato un milanese in tarda mattinata: “Vorrei un po’ di focaccia dice il milanese, la risposta: non ne abbiamo, se la voleva veniva alle 9…questa è voglia di vivere dei genovesi”.

Immagini, in bianco e nero ed esilaranti viste con l’occhio di oggi, ripercorrono il periodo della scuola di recitazione: “Lo Stabile ha contribuito alla scuola ligure di comici, è tra le migliori in Italia. Aiuta il fatto che è una città che non ti perdona niente. Il genovese è diffidente a tutto quelle che viene da fuori: le prime volte tornavamo sempre a Genova perché chissà cosa ti capita lontano da casa…poi ci siamo accasati a Milano perché la benzina costa”. Marco Sciaccaluga, regista e loro insegnante, una volta si tirò giù i pantaloni e disse che quello è fare gli attori e spiegò che le mutande dell’attore sono sul cuore e sulla mente, deve essere istintivo ma anche saper ragionare. La risposta che voleva? La danno Luca e Paolo: “Lui si aspettava un attore smutandato col culo un po’ sporco. Devi avere qualche problema per fare l’attore e denudarti in pubblico. Denudarti a teatro è più difficile che fare il porno: lì le mutande se le toglie a teatro è molto semplicemente smutandato”. E, a proposito di scuole, dove “la nostra caratteristica è la ruffianeria, riusciamo a farci tutti amici”, ecco i voti: per entrambi recitazione 8, canto 9, movimento 8 dizione 8. Ma le assenze dicono Luca 285 Paolo e 110. E qui emerge l’orgoglio di Bizzarri: “Col triplo delle assenze ho preso gli stessi voti suoi”.

Il viaggio oscilla tra il cronologico e il tematico. Eccoci al programma tivù “Ciro il figlio di target” che riporta sulle spalle di Bizzarri la carogna: “Raccontavo una storia vera di triangolo, io ero il terzo, io raccontavo gli affari miei miei e la gente pensava che scherzassi e rideva. Gli altri due erano Pietro e Federica. Che confondeva i nomi mio e suo: il pugno sulla faccia deve essere consentito per legge sui cambi di nome nei triangoli”. Poi c’è stato un momento che “volevamo fare i Sorrentinos sulla scia dei Sopranos: due persone che non tornavano più in Italia, stavano in accappatoio tutta la giornata nel ranch a dire danghiu”. Tra poco arrivera nelle sale il loro nuovo film “Un fidanzato per mia moglie”, per la regia di Davide Marengo con Gepi Cucciari nel cast: racconta l’amore ai tempi della crisi. Ne vedremo alcune immagini…e intanto Bizzarri dice:<Vorrei fare il nuovo film di Sorrentino così mi spiega di cosa parlava quello prima. Però “La grande bellezza” mi è piaciuto anche se non ho capito perché muore la Ferilli e che c’entra la suora”.

Altra loro parodia epocale è quella di Osama Bin Laden, nata per far ridere nonostante l’11 settembre fosse ancora una ferita aperta: “I musulmani sanno ridere e ridono di Bin Laden. Hanno il senso dell’umorismo. Non sbagliamo mai quando giriamo se non quando ci scappa da ridere. Se fai ridere puoi scherzare su tutto. Io non rido sulla donna maltratta ma su chi la sfrutta per fini politici. Idem il bambino di colore. Puoi anche sfottere i due marò. Con Bin Laden potevano dire che scherzavamo con uno che ha ucciso duemila persone. Ma a Mediaset era una star come Eminem, i direttori facevano a gara per avere i suoi discorsi per primi, come fosse un videoclip”.

La loro serie cult è “Camera Café” perché “bisogna saper recitare e noi modestamente lo nacquimo. Camera Café erano, come si dice in gergo, camere sequenze senza stacchi per cui se sbagliavi ricominciavi da zero. Fatte 1600 puntate e ne faremmo altre mille, prima di diventare dei vecchi forse lo rifaremmo. Era come lavorare in ufficio”.

E se non fossero diventati attori? Luca rammenta che suo fratello Roberto disse che “avrei fatto il barbone in stazione, la sorella di Paolo forse avrebbe detto la stessa cosa”. Paolo ammette che si sarebbe dedicato alla musica ma ero un po’ immaturo. Luca riprende che “hoa fatto questo mestiere perché non mi sono dato alternative: volevo essere Gabriele Lavia, non ce l’ho fatta però sono riuscito a mangiare del mio mestiere”.

Si potrebbe andare avanti per ore: Paolo è sposato Luca è un dongiovanni, Paolo piange guardando “Revolutionary road”, Luca i saggi di fine anno della mia scuola di recitazione, entrambi si commuovono per Giorgio Gaber e la formula, una delle formule, della loro longevità è che “appena smesso di lavorare ognuno va per i fatti suoi, niente vacanze assieme. Il problema, però, è che non c’è appena smettiamo di lavorare”.