Bruno Fornara su Cannes 2014: "Ecco la mia top ten"

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Bruno Fornara, critico cinematografico, docente, è stato presidente della Federazione Italiana Cineforum e storico direttore della rivista "Cineforum" dal 1978 al 2008

Un Maestro, di quelli con la M maiuscola, di quelli che si ha la fortuna poche volte di incontrare. Il critico cinematografico piemontese ci racconta che cosa si porta dietro dal Festival: un viaggio attraverso le dieci pellicole che più lo hanno ispirato

di Bruno Fornara


Mr. Turner
di Mike Leigh. Film vivace, colorato, lucente. Vita e opere del grande James Turner (1775-1851), pittore di cieli e di di mari. Ultime parole sul letto di morte: “The sun is God” e tutta la sua pittura è luce. Turner dentro e contro la società vittoriana. Turner e i suoi amori. Turner che si esprime a grugniti. Turner e il dolore inesprimibile. I suoi cieli e le sue marine, come nessuno li aveva mai dipinti prima.

La chambre bleue di Mathieu Amalric. Una delle migliori trasposizioni di un romanzo di Georges Simenon. Gli amanti sfrenati, come titolavano i giornali. La provincia francese. Lui e lei, la passione, i delitti, il processo: tutto in un’ora e un quarto, con una messinscena potente, con le inquadrature che rifanno esattamente le secche frasi di Simenon. Un film dove conta solo quello che c’è.

National Gallery
di Frederick Wiseman. Uno dei più grandi documentaristi mondiali (il più grande?) ci porta alla National Gallery di Londra. Wiseman sa farci stare in un luogo. Non siamo turisti: siamo ‘abitanti’, viviamo dentro il luogo, ascoltiamo le presentazioni dei quadri, una magnifica lezione di restauro, le discussioni sul budget del museo, vediamo quello che non vedremmo mai. Senza fretta, con passione, convinti anche noi che «i quadri parlano alla gente al di là del tempo».

Le meraviglie di Alice Rohrwacher. La vita straordinaria di una famiglia che non è come le altre famiglie. Un casale in Toscana, le api, il miele, i debiti, le figlie piccole che lavorano anche loro, un padre brusco, una madre arrendevole e la figlia più grande Gelsomina che vuole partecipare a un concorso in tv. Un film affettuoso, tutto al naturale, felice e pensoso, severo e allegro.

The Homesman
di Tommy Lee Jones. Ma toh, che sorpresa! Un bel western, classico e autunnale insieme. Un western che si muove all’incontrario: dall’Ovest verso l’Est. Un uomo e cinque donne. Lui è all’inizio un poco di buono, poi migliora. Lei è alla ricerca disperata di un marito. Tre donne pazze da riportare indietro e una donna che se ne prenderà cura. La fame, la moria di bambini, il viaggio, anche gli indiani. Un colpo di scena veramente sorprendente a metà film!

Maps to the Stars di David Cronenberg. La Hollywood di ogni trasgressione e di ogni peccato. La Hollywood dove trasgressioni e peccati non contano più nulla tanto sono ghiacciati in un film freddissimo, levigato, impietoso. Liscio e impenetrabile come una lastra di marmo. Cronenberg non perdona nulla alla Mecca del cinema e non le concede nessun piacere.

Foxcatcher di Bennett Miller. Sotto l’apparenza di un racconto molto classico e dal passo tranquillo, sta nascosta una storia (vera) di sopraffazione e di plagio. Due fratelli campioni olimpici di lotta libera. Un miliardario filantropo, filatelico e patriota che li vuole nella sua squadra. Per asservirli a sé. Una regia encomiabile nella sua estrema ed efficace misura.

Deux jours et une nuit di Jean-Pierre e Luc Dardenne. La crisi, i licenziamenti, i Dardenne registi umanisti. Una piccola ditta e una decisione terribile: licenziare un’operaia o tenerla in fabbrica ma perdere tutti un bonus di mille euri? Sandra passa il weekend a far visita ai suoi compagni di lavoro per convincerli a votare per lei. Film umile, sofferto, semplice. Umano e disumano.

Cold in July di Jim Mickle. Partenza alla Hitchcock: un normalissimo uomo comune, corniciaio e padre di famiglia, ammazza un ladro entrato di notte in casa sua. Ne derivano svolte a non finire, sorprese e colpi di scena. Un thriller infuocato, un film che cambia tono e velocità ogni dieci minuti. Una storia dove tutto è possibile: anche che l’uomo comune diventi abile con la pistola. E una macchina targata RED BTCH (senza la I). Da un romanzo di John R. Lansdale.

Jimmy’s Hall di Ken Loach. La storia vera dell’irlandese Jimmy Gralton, emigrato negli Usa, tornato in patria, contadino, agitatore politico e soprattutto ricostruttore di una sala da ballo dove la sua gente si ritrova, oltre che a ballare, a leggere romanzi e poesie, a cantare e suonare, a tirare di boxe. Ken Loach, affettuoso e grintoso come sempre: la sua empatia per la vita di tutti, il suo prendere posizione contro il bigottismo e il potere.