Richard Burton, l’attore che voleva essere uno scrittore

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A 30 anni dalla scomparsa dell'attore gallese, Sky Cinema Classics manda in onda, martedì 5 agosto alle 21.00, “La spia che venne dal freddo" tratto dal libro omonimo di John Le Carré e per il quale Burton ricevette una nomination agli Oscar

di Massimo Vallorani

Sul grande schermo ha interpretato tutti i ruoli, da semplice centurione romano ad Alessandro Magno, da Marco Antonio, all' Arcivescovo Thomas Becket. Senza dimenticare che è stato un perfetto Re Enrico VIII, ma anche un umile capitano inglese che combatte contro Rommel. Un brevissimo exursus che ci porta ad affermare che c'è sempre stato un ruolo perfetto per Richard Burton.

Un attore inarrivabile che a 30 anni dalla sua scomparsa (era il 5 agosto del 1984) verrà omaggiato da Sky Cinema Classics con l'intrigante spy-movie "La spia che venne dal freddo" dal libro omonimo di John Le Carrè. L'appuntamento è per martedì 5 agosto alle 21.00.

Il film diretto da Martin Ritt fu lanciato nel lontano 1965 come una sorta di anti-James Bond. Per questo motivo, pur essendo una classica spy story, il film rifugge da qualsiasi elemento che possa vagamente ricordare 007. Niente azione, nessun arma segreta da usare e neanche bellissime bond girl da sedurre. Leamas, la spia, meravigliosamente interpretato da Richard Burton, è tutt’altro. E' un uomo solo che agisce nella triste Germania dell’Est al servizio di Sua Maestà. Il tutto girato in un bianco e nero funzionale a dare maggiore enfasi ad una trama fatta di inganni e trame oscure a cui Burton da un tocco amaro e quasi cinico. Per la cronaca, Burton ricevette per il film una nomination agli Oscar e vinse un BAFTA, un David di Donatello e un premio ai Laurel Awards.

Tornando alla vita e alla carriera di Burton, tutto il mondo del cinema, fin dai suoi primi esordi ha riconosciuto all'attore gallese delle proprietà interpretative uniche. Eppure lui, quel destino da attore l'ha sempre detestato. "Io odio, odio, odio recitare", scriveva Burton sui suoi diari. Diari che nel 2012 sono diventati anche un libro (The Richard Burton Diaries, testi raccolti da Chris Williams, Yale University Press) e che ci rivelano che dietro la fama, i soldi, la gloria, i tanti amori c'era un uomo annoiato dal suo lavoro. Scriveva così: "Sono così annoiato dal mio lavoro che solo bere allevia il dolore". E aggiungeva ancora: "Tutta la vita credo di essermi segretamente vergognato di essere un attore. E più invecchio, più me ne vergogno". Il motivo per cui non ha mai smesso di recitare è spiegato con la stessa crudezza: "Mi piace essere famoso". Inoltre "i soldi sono molto importanti. Non importantissimi, ma aiutano molto”.

Un ‘uomo che poteva consolarsi, però, con Elizabeth Taylor la sua musa, l'amore della sua vita, la donna che ha sposato (e da cui ha divorziato) due volte (nel '64 e nel '75). Più di mille discorsi sono sempre le parole di Burton tratte dal suo diario a rilevarci le dimensioni di una passione totale e travolgente. "Sono pazzamente innamorato di lei... Voglio fare l'amore con lei ogni minuto...E ancora: "Dopo sette o otto anni, ancora sento la sua mancanza se va in bagno". "Mio Dio, è così bella. Ogni tanto perfino ora, dopo otto anni di matrimonio, la guardo mentre dorme alle prime luci di un'alba grigia e la desidero".

Parole piene di sentimento di un attore che voleva e si sentiva, a detta sua, uno scrittore. Questo in fondo è sempre stato il suo desiderio nascosto: Forse, aggiungiamo noi, questo sogno mai realizzato è stata la fortuna di milioni di persone che lo hanno amato sul grande schermo.