Venezia aspetta Bianca Nappi

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L'attrice Bianca Nappi protagonista femminile del film Short Skin di Duccio Chiarini

Sky Cinema ha incontrato l’attrice pugliese Bianca Nappi che sarà protagonista al prossimo Festival di Venezia nel film di Duccio Chiarini "Short Skin". Leggi l’intervista

di Massimo Vallorani

Una voce fresca, piena di energia ed entusiasmo. E' questa la prima impressione che si ha ascoltando Bianca Nappi. Continuando a parlare con lei si sente che questa giovane attrice pugliese ha idee molto chiare e precise sul suo futuro nel mondo del cinema e dello spettacolo in generale. Intanto, ora, l’aspetta la 71°edizione del Festival del Cinema di Venezia a cui parteciperà con “Short Skin", opera prima di Duccio Chiarini. Abbiamo incontrato Bianca per un'intervista e questo è quello che ci ha raccontato.

Cominciamo subito dalle novità. Il tuo ultimo progetto, Short Skin, l'opera prima di Duccio Chiarini, ha vinto la Biennale College del 2014 e sarà presentato alla 71esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Ti senti emozionata per questo debutto veneziano?

Alla mostra del Cinema non è la prima volta che vado ma è la prima volta che mi sento partecipe di un progetto a cui credo moltissimo. Innanzitutto perché "Short Skin" è stato selezionato tra dodici in tutto il mondo dal progetto Biennale College. E ha vinto. Il secondo punto è che pur avendo un micro-budget (in questa caso 150.000 euro) è stato possibile realizzare un film vero. Segno che la regia di Duccio Chiarini e la sceneggiatura di Marco Pettenello si sono poggiate su un progetto molto valido.

Nel film interpreti l’unico personaggio femminile adulto, la madre di Edoardo. Ci racconti un po' di cosa parla il film?

Diciamo che, senza rivelare troppo della trama, possiamo tranquillamente dire che si tratta di un film di formazione, una commedia originale e delicata che ha come protagonista un ragazzino. Io sono sua madre. Il personaggio di Edoardo è molto complesso come complesso è sicuramente tutto il periodo dell'adolescenza di un giovane uomo. Ma qui ci troviamo di fronte ad un ragazzo che si trova ad affrontare un problema fisico legato alla sessualità. Il mio ruolo è invece quello di una donna in crisi e madre che, pur essendo attaccatissima al suo ragazzo, non capisce i suoi problemi. Che ripeto sono soltanto problemi fisici e non psicologici.

E' stato difficile lavorare su questo personaggio?

Tutti i personaggi, come tutte le persone d’altra parte, sono complessi e se vuoi farli bene richiedono tempo ed energie. Detto questo, è stato fondamentale l'armonia sul set e soprattutto l'idea del regista Duccio Chiarini di pensare a questo lavoro non come un film ma come un vero e proprio documentario.

Uno dei registi a cui sei più legata è, naturalmente, Ferzan Ozpetek, che ti ha tenuto un po' sotto la sua ala, permettendoti anche di spiccare il proverbiale volo. Ci racconti di questa esperienza?

Ho iniziato ad amare la recitazione quando avevo a 13 anni. In Puglia e precisamente a Trani dove sono nata. Ai miei tempi, questa regione era ancora una terra dove si poteva sognare di diventare attrice. Ho fatta tanta gavetta, molto teatro e anche un'esperienza in un circo.

In un circo?

Sì, in quello Togni. Per qualche mese era stata la possibilità a dei giovani attori di recitare tra un numero e altro. Debbo dire che è stato un momento bellissimo soprattutto perché ho scoperto che nei circhi lavora gente incredibile.

Dicevamo di Ozpetek.

Con Ferzan ho fatto tre film: Magnifica presenza, Un giorno Perfetto e Mine Vaganti. E' un regista che ama molto gli attori ed è dotato di un grande intuito, per cui è veramente semplice e bello lavorare con lui.

Una delle tue passioni è l'astrologia. Credi nelle stelle?

Sì è una vera è propria passione, come recitare. Ho infatti una rubrica sia su Ladybliz che su Huffington Post. Vorrei dedicarci più tempo. Tante volte mi trovo a scrivere gli oroscopi nei posti più strampalati. E’ sempre con il fiato sul collo.

Dopo Short Skin, quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono tante le cose che sto cercando di portare avanti. Ad una in particolare tengo molto. E' la parte che interpreto nello spettacolo "Some girl(s)", una piece teatrale di Neil LaBute che racconta la storia di un uomo, scrittore di successo, in procinto di sposarsi. Poco prima del matrimonio decide di andare a trovare le sue ex amanti. Io sono Tyler, un’apparente femme fatale che in realtà fa fatica a credere nell’amore. E comunque è un tema , quello di Some girl(s)", che piace molto agli uomini e fa arrabbiare le donne. Tanto per cambiare.